CRONACA
Cricca del Varesotto e "prima gli altri"? No, Manor subisce la crisi
Oltre ai 12 licenziamenti di Lugano, ne sono arrivati altri 4 in posti di responsabilità in altre filiali. E se una fonte interna accusa un gruppo di dipendenti italiani di creare dinamiche di nepotismo il portavoce parla di contrazione del commercio

BELLINZONA – Licenziamenti che non hanno a che fare con il piano di riorganizzazione annunciato a inizio anno e di cui avevano già fatto le spese due dirigenti, di cui uno operativo a Bellinzona e Biasca, bensì riduzioni d’organico .E la lamentele che gira da tempo, pensiamo a quando raccontammo alcune vicende legate al grande magazzino. Manor privilegia i frontalieri.

Manor, appunto, ha licenziato nei giorni scorsi 12 dipendenti della filiale di Lugano, di cui cinque psoti a tempo pieno (la maggior parte di questi collaboratori avevano un tempo ridotto), per adeguamento di budget. Potrebbero rientrare nella riorganizzazione di cuoi sopra, mentre, e lo ha detto anche il portavoce, gli ultimi tagli,di quattro capireparto o assistenti capireparto a Sant’Antonino (due persone), Balerna e Locarno.

Si tratta, come riporta tio.ch, avvisato da una fonte interna che ormai lavora per Manor da una decina d’anni, di tre residenti e una frontaliera, tutti impiegati al 100%. Al loro posto, in un paio di caso, sono stati scelti dei frontalieri, che comunque ricoprivano già la stessa posizione in altre filiali. Ed è polemica.

Anche perché secondo la fonte del portale, non vi sarebbe un risparmio economico bensì una questione di nepotismo. Si parla di una cricca del Varesotto. Cita “l’assistente capo reparto di una filiale del Sopraceneri che è sposato con la caporeparto di un negozio del Sottoceneri. Oppure le due sorelle cape reparto del Sottoceneri, risparmiate entrambe dalla riorganizzazione, che sono moglie e cognata di un direttore di filiale della stessa regione”.

Ma Manor, cosa dice di tutto ciò? Il portavoce Fabian Hildbrand parla di licenziamenti molto spiacevoli, però “nell’ultimo anno il commercio al dettaglio “non food” si è contratto e dobbiamo continuamente adattare i nostri costi all’andamento dell’attività”, precisando che “questi adeguamenti non hanno a che vedere con il coronavirus o con gli adattamenti strutturali che abbiamo comunicato in gennaio”.

Nega una preferenza frontaliera, sottolineando come vi siano molti più collaboratori residenti che provenienti dall’Italia e respinge con forza le voci sulla cricca del Varesotto:” Tutti i collaboratori lavorano da molti anni per Manor. Li reclutiamo e promuoviamo in base alle qualifiche, al rendimento e al profilo. Qualsiasi altra impostazione sarebbe poco professionale e persino discriminatoria”.

Fatto sta che anche un grande magazzino come Manor sta conoscendo la crisi. Oltre alla riorganizzazione, arrivano i tagli per adeguamenti di budget: una prospettiva di certo non rosea.

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