CRONACA
"L'avvento del coronavirus ha reso chiaro che il Ticino ha investito troppo sui frontalieri
L'Associazione TiSin nasce per supportare i lavoratori residenti, usati "in questo periodo à la carte"

TICINO – Il Ticino vive un momento di grande difficoltà, come la maggior parte dei paesi occidentali e in particolar modo l’Italia. Un momento che crea incertezza e comprensibile paura. Un momento delicato. Ed è in questo momento che nasce TiSin, l'Associazione che si schiera dalla parte dei lavoratori residenti.

"L’avvento del virus Covid-19 – si legge nel comunicato – ha reso chiaro, anche a chi forse non voleva capire, che il Ticino ha investito troppo sul lavoro dei frontalieri. Troppi rami della nostra economia dipendono da lavoratori di uno Stato estero che impedisce, in situazioni di crisi come questa, scelte di buon senso per la tutela della salute pubblica. Si è sempre detto che il personale locale non è abbastanza formato. Abbiamo assistito alla sostituzione dei residenti per effetto dumping. Si è infine giunti addirittura a dire che il personale medico, o altamente specializzato, non si trova con facilità in Ticino, continuando però a limitare le possibilità di formazione (come nel caso di medici e infermieri). Oggi, questa crisi, ci regala una storia del tutto nuova. L’EOC ricerca personale sociosanitario residente".

"Lo stesso personale ritenuto, solo qualche settimana fa, introvabile sul nostro territorio. Personale al quale oggi si chiede di dare responsabilmente una mano, con un contratto a ore e squisitamente precario, per poi essere, con ogni probabilità, dimenticato una volta finita l’emergenza sanitaria. È notizia fresca della ricerca spasmodica di persone in disoccupazione pronte a prendere servizio nelle aziende, le stesse che han speculato sul lavoro frontaliere ritenendo questi stessi lavoratori non abbastanza formati. L’Associazione TiSin nasce anche per questo".

"Non lasceremo – afferma TiSin – che i lavoratori del settore sociosanitario residenti siano usati à la carte. Non permetteremo che i nostri disoccupati vengano sfruttati come meri tappabuchi. Inadeguati fino a ieri, improvvisamente utili oggi. Saremo al loro fianco in questo delicato momento nel quale è richiesto un sacrificio. Ci batteremo per loro. Oggi, ma soprattutto domani, perché il mercato del lavoro ticinese torni nelle mani dei residenti".

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