POLITICA
Marchesi: "i datori di lavoro preferiscono i frontalieri solo perchè li pagano meno"
Il democentrista attacca: "Non mi preoccupa il numero di italiani, bensì quello di residenti senza lavoro. L’economia tira, diamo lavoro a tutti ma non ai ticinesi"

BELLINZONA – Per la Provincia di Como non c’è nulla da fare: l’alleanza fra Lega e UDC per le prossime cantonali è creata contro i frontalieri, che in un articolo odierno vengono definiti “uno dei fattori strategici per alimentare il dibattito e le polemiche”, non considerati invece come persone che “si recano tutti i giorni in Ticino per lavorare e contribuire alla ricchezza collettiva”. Piace poco l’idea democentrista di una Festa del lavoratore al 9 febbraio, così come la candidatura, si può intuire, di Piero Marchesi.

Una data, quella del 9, spiega Marchesi, che fa ricordare all’opinione pubblica un tema che preoccupa. “Il Ticino ha un serio problema con aziende che speculano preferendo i lavoratori frontalieri ai ticinesi, semplicemente perché li pagano meno. In Ticino il costo della vita è almeno il doppio rispetto alla Lombardia, senza un freno all’immigrazione il ticinese è svantaggiato rispetto al candidato frontaliere. Le nostre iniziative non sono necessariamente contro i frontalieri ma a beneficio dei lavoratori ticinesi. D’altronde anche Salvini dice “Prima gli italiani” e la Lega di Como afferma “Stop invasione, Prima i comaschi”, chiarisce. 

Ma lo slogan, insiste il giornalista, “Ci rubano il futuro”, è contro i frontalieri? “Lo slogan è chiaro, stimola una reazione popolare chiara e determinata nel ribellarsi alla politica condotta dai partiti di centro e dalla sinistra che sono buonisti e filo europeisti. L’UDC è il più grande partito della Svizzera e da sempre si batte contro questa deriva europeista. Se la Svizzera non è nell’Unione europea è grazie al mio partito che nel 1992 ha lanciato il referendum contro l’adesione allo Spazio Economico Europeo (SEE), quella che era l’anticamera dell’UE. Il popolo svizzero è libero e sovrano e deve rimanere più lontano possibile dalla dittatura tecnocratica europea”. 

I lavoratori italiani? “ Il futuro dei ticinesi è a rischio, molti giovani sono senza lavoro perché diverse aziende risparmiano assumendo frontalieri al loro posto. I cinquantenni vengo licenziati e sostituiti da lavoratori d’oltre confine. A preoccuparmi non è il numero totale dei lavoratori frontalieri, bensì i ticinesi in disoccupazione e assistenza che sono più di 15’000 unità. Le statistiche della Segreteria di Stato dell’economia (Seco) non tengono conto delle persone a beneficio dell’assistenza pubblica, illustrano una situazione che è ben diversa dalla realtà. In Ticino ci sono quasi 21’000 sottoccupati, persone che in tre mesi sarebbero pronte ad aumentare la loro attività lavorativa. Basti pensare che in 10 anni sono praticamente triplicati. L’economia tira, diamo lavoro a tutti ma non ai ticinesi. La situazione è preoccupante”, aggiunge.

Marchesi viene interpellato in merito ai ristorni: specifica di sostenere il blocco, poiché l’Italia è inadempiente verso la Svizzera e “il tempo per giocare è finito”. È convinto che assieme alla Lega il suo partito “più forte, soprattutto contro i partiti di centro e la sinistra che hanno relegato i ticinesi in fondo alle loro priorità”. E relativizza la polemica sulle multe che ha tenuto banco ultimamente: “Gli automobilisti ticinesi che sbagliano devono pagare le multe, siano esse in Italia o in Ticino, è questione di civiltà. Relativizzo comunque la polemica per due motivi. Molte auto “ticinesi” che circolano in Italia sono vetture aziendali guidate da collaboratori frontalieri, inoltre mi risulta che il Comune di Como abbia ben 2 milioni di euro di multe non pagate dagli italiani”.

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