POLITICA
Salari minimi, la proposta UDC. "Tra i 19 e i 19.50 franchi all'ora, favorendo la creazione di CCL e chi ha un buon tasso di residenti"
Piero Marchesi ha presentato questa mattina il modello democentrista per applicare il salario minimo, che cerca di comprendere anche la preferenza indigena. "L'applicazione diretta del minimo che proponiamo senza altri punti favorirebbe i frontalieri

BELLINZONA – Si parlava di un paio di settimane per avere le varie proposte dei gruppi parlamentari, prima di portare in aula uno dei temi caldissimi della legislatura: il salario minimo. L’UDC ha da sempre affermato di non vedere l’applicazione di un salario minimo come basilare per l’economia ticinese ma di trovare indispensabile l’introduzione della preferenza indigena. Ma Piero Marchesi ha comunque presentato la sua proposta in Commissione Gestione e Finanze, provando a unire i due fattori.

“L’UDC è sempre stata contraria al concetto di salario minimo perché è ritenuta una soluzione inefficace per dare le risposte al mondo del lavoro che i ticinesi auspicano e che a più riprese hanno richiesto mediante l’approvazione di iniziative popolari (Stop immigrazione di massa il 9 febbraio 2014 e Prima i nostri il 25 settembre 2016). Per l’UDC l’unica soluzione per dare una valida risposta è il ritorno alla gestione dell’immigrazione con tetti massimi, contingenti e preferenza indigena. Il popolo ticinese ha però approvato l’iniziativa “Salviamo il lavoro in Ticino” e bisogna dunque trovare un’applicazione sostenibile e coerente con lo spirito dell’iniziativa”, viene infatti spiegato nel testo di Marchesi. “L’UDC crede che sia necessario cogliere questa occasione anche per dare delle risposte ai ticinesi attraverso la creazione di opportunità lavorative per chi risiede nel nostro Cantone. È anche buona cosa valorizzare e incentivare la discussione tra i datori di lavoro e le parti sociali affinché si possano regolare le condizioni del mercato del lavoro attraverso la sottoscrizione volontaria di contratti collettivi di lavoro (CCL), che in molti settori hanno dimostrato di produrre buoni frutti”.

Il timore è che “i beneficiari (pensando a un minimo, come nel M7452 di 18,75 franchi all’ora) sarebbero in gran parte i lavoratori frontalieri (circa 65%), ai ticinesi andrebbero solo le briciole”. Perciò “bisogna evitare di imporre un salario minimo troppo alto che potrebbe paradossalmente ostacolare l’entrata nel mondo del lavoro dei giovani ticinesi poco o per nulla formati”.

Per cui la proposta democentrista ha i seguenti obiettivi:

"1. Determinare un salario minimo che regolamenti i salari nei settori non regolati da CCL, evitando effetti collaterali per i ticinesi (aumento dei salari bassi dove a beneficiare saranno i frontalieri, riducendo quelli medi a scapito dei ticinesi);

2. Il salario minimo non viene applicato nei settori già regolamentati da CCL (come indicato nel testo costituzionale);

3. Favorire la creazione di CCL offrendo un vantaggio economico per le aziende che si impegnano in tal senso;

4. Incentivare il concetto di preferenza indigena offrendo un vantaggio  economico per le aziende che si impegnano in tal senso".

Ecco quindi cosa vorrebbe l’UDC:

"1. Salario minimo:
• Definito tra i CHF 19 – 19,50/ora

2. Incentivo alla sottoscrizione CCL con:
• Alle aziende non soggette a CCL che ne sottoscrivono uno entro 3 anni dall’entrata in vigore della legge, viene riconosciuta una deduzione fiscale/sgravio interessante;
N.B. nel caso giuridicamente non fosse possibile,valutare un incentivo diretto o un prelievo sui salari (modello assegni famigliari) da riversare poi ai residenti dei ceti bassi.

3. Attuazione della preferenza indigena:
• Alle aziende che hanno un tasso di residenti (apprendisti inclusi) nel proprio organico superiore alla media del settore (esempio: settore 1 media residenti 50% e azienda ha il 60%), viene riconosciuta una deduzione fiscale/sgravio interessante;
N.B. nel caso giuridicamente non fosse possibile, valutare un incentivo diretto o un prelievo sui salari (modello assegni famigliari) da riversare poi ai residenti dei ceti bassi"

“Con questo modello si permetterebbe di introdurre un salario minimo in linea con la proposta del Consiglio di Stato, non penalizzare l’entrata nel mondo del lavoro dei giovani e i salari dei ticinesi nella categoria media (CHF3'500 – 6'000.-), facilitare la sottoscrizione di nuovi CCL e rendere interessante per le aziende l’impiego di personale residente. Va ricordato che un’applicazione diretta a CHF 19-19,50/ora senza i punti 2. e 3. i beneficiari maggiori sarebbero i lavoratori frontalieri e non i residenti”, termina Marchesi.

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