CRONACA
"Non trovavo il senso di vivere in un paese fantasma ma lavorare nella normalità. Ora zia Svizzera e mamma Italia parlano la stessa lingua"
Ci scrive la lavoratrice frontaliera della lettera divenuta virale: "Potevo essere una mina vagante per la Svizzera ma allo stesso tempo, anche i miei colleghi svizzeri lo potevano essere per me, non avendo ancora misure restrittive. Ora invece...

VARESE – Adesso, le pare, la Svizzera e l’Italia stanno andando nella stessa direzione. La frontaliera che aveva scritto la lettera a “zia Svizzera” ci ha inviato un’email, ringraziandoci prima di tutto per la pubblicazione.

“Credo che a questo punto la potenza dei social abbia colpito ancora, con un tam tam tra persone che hanno fatto in modo che arrivasse fino a voi e ai colleghi italiani di Varese noi... Oggi a distanza di una settimana, credo che la "zia" ha iniziato a muoversi molto bene, anche se ci sarà ancora molto da fare, ma lavorando in Svizzera da quasi 30 anni, sono certa che saprà fare sempre meglio...”, ci dice.

E precisa: “Giovedì scorso, scrissi questa lettera perché in Italia era entrato in vigore il nuovo decreto con le misure drastiche che ci obbligava a stare in casa e rispettare seriamente le regole. Così, trovandomi io a dover passare quella linea di confine chiamata dogana ho percepito una sensazione di disagio e di paura: era evidente che io frontaliera, nonostante seguissi le regole imposte, potevo essere una mina vagante per la Svizzera ma allo stesso tempo, anche i miei colleghi svizzeri lo potevano essere per me, non avendo ancora loro misure restrittive”.

“Da lì, di getto ho scritto queste righe a quella che reputo la mia "zia" in quanto cittadina italiana e "figlia" di mamma Italia! Senza accanimento o critiche sterili ma davvero col cuore! Finalmente quando ho appreso che anche in Svizzera sono state adottate le stesse misure, ho fatto un grandissimo sospiro di sollievo, perché , anche se faccio parte di una categoria in cui c'è necessità di continuare a produrre (farmaceutica), per lo meno si " gioca" ad armi pari. Fino ad una settimana fa, non trovavo il senso di vivere un paese fantasma e lavorare in un paese dove ancora tutto procedeva nella più completa normalità”.

“Per questo, sono certa che la mia zia si saprà muovere nel migliore dei modi anche nei prossimi passi. Ha iniziato a chiudere il superfluo, ma se non sarà abbastanza sono certa che farà un ulteriore giro di vite. Oggi mi sento più tranquilla, perché zia Svizzera e mamma Italia iniziano a parlare la stessa lingua e noi cittadini, restando uniti riusciremo a fare la differenza, senza perdere tempo a farci inutili guerre”, conclude.

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