CRONACA
Botta e risposta Borradori-Bertoli sulla riapertura delle scuole. Il ministro: "Certo che ne vale la pena se..."
Il sindaco di Lugano e il direttore del DECS si pizzicano sui social. Bertoli: "Preferisci nasconderti dietro formule ad effetto come il ‘castello burocratico"

LUGANO – È scontro totale tra il sindaco di Lugano Marco Borradori e il direttore del DECS Manuele Bertoli. Il motivo – ça va sans dire – all’origine del botta e risposta pepato su Facebook è, ovviamente, la decisione del Governo di riaprire le scuole. Dopo aver affermato a Liberatv che “il modello del Cantone non fa il bene né dei ragazzi, né dei docenti e genitori”, Borradori torna alla carica ed esprime la propria delusione sui social.

“Anche dopo 24 ore – scrive su Facebook – rimane in me la delusione per la decisione del Cantone che ha ignorato i suggerimenti di Locarno e di Lugano (e di altri comuni, del Movimento della scuola, della Lega e di tanti cittadini) per un rientro più prudente. La nostra proposta chiede l’apertura delle sole 5e elementari e dell’ultimo anno di scuola dell’infanzia. Così potremmo continuare a garantire l’insegnamento a distanza per le altre classi e il servizio di accudimento per chi ne ha bisogno. Il tutto nel pieno rispetto della sicurezza dei docenti, degli alunni e delle loro famiglie”.

 

Riapertura delle scuole l’11 maggio. Anche dopo 24 ore rimane in me la delusione per la decisione del Cantone che ha...

Pubblicato da Marco Borradori su Venerdì 1 maggio 2020


Poi l’attacco: “Invece il DECS ha deciso di aprire tutte le classi, inviando un’Ordinanza di 9 pagine di regole, deroghe, contro deroghe, mezze classi, scuola in presenza, mezze giornate.. un castello burocratico, per 13 giorni di scuola per allievo, che non sarà semplice mettere in atto in una decina di giorni. Perché l’applicazione e la responsabilità ricadono sugli Istituti scolastici, non sul Cantone. Lugano ha 3’700 allievi e 50 sedi… Secondo me è un azzardo. Ne vale la pena?”.

Non si è fatta attendere la replica del ministro Bertoli che, sempre su Facebook, ha risposto a Borradori. “Caro Marco Borradori,

anche in me, dopo 24 ore e dopo due incontri per videoconferenza (uno con te e uno con il tuo collega Quadri) dove la posizione di Lugano in una settimana non si è mossa di un millimetro, rimane la delusione di fronte a chi non vuole cogliere i passi intrapresi. Il Consiglio di Stato ha offerto la scuola dell’infanzia facoltativa, ma non basta. Abbiamo detto che in caso di problemi organizzativi si può arrivare a rendere facoltativi anche i primi due anni di scuola elementare, ma non basta”.

E ancora: “Abbiamo detto che se ci sono problemi maggiori possiamo spostare l’inizio di una settimana, ma non basta. Preferisci nasconderti dietro formule ad effetto come il ‘castello burocratico’, che in realtà sono 15 punti, 15 frasi che spiegano il modello, o i ‘soli 13 giorni di scuola’, che in realtà sono sparsi su 6 settimane, esattamente lo stesso tempo che, guardando indietro, ci riporta alla chiusura di metà marzo. Occorre affrontare le cose senza nascondersi dietro problemi che amministrazioni con meno mezzi di Lugano stanno affrontando con spirito positivo. Ne vale la pena? Certo che ne vale la pena, se si vuol capire il senso di ridare ai bambini e ragazzi un punto di riferimento”.

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