CRONACA
I volontari che cercano Reto: "Se un ragazzo è stato trovato dopo una settimana, noi continueremo le ricerche"
Parla uno dei volontari, un conoscente di Compagnoni che fa da raccordo fra i professionisti e il gruppo di una settantina di persone che si è costituto spontaneamente. "In montagna, con queste temperature, anche di inverno non si congela"

GORDOLA – A piedi, coi droni, coi parapendii. Si cerca Reto Compagnoni con ogni mezzo possibile. In cielo c’è anche un Superpuma (vedi foto) dell’Esercito svizzero. Ma numerosi, oltre ai professionisti, sono anche i volontari, amici e non dell’uomo disperso, sia in Italia che in Svizzera.

Ad occuparsi della parte amministrativa, dunque a fare da raccordo tra i professionisti, ovvero Polizia, Soccorso Alpino, Rega e volontari, c’è tra gli altri Tiziano Di Pietro, anche lui appassionato di volo, che di Compagnoni è “qualcosa fra un amico e un conoscente”. “Il nostro è un lavoro di gruppo”, precisa subito, raccontando di come una settantina di persone solo in Ticino si sia messo spontaneamente a disposizione, ciascuno coi propri mezzi.

“C’è chi appunto va a piedi, chi fa volare droni, chi vola col parapendio. Abbiamo perlustrato buona parte della zona dove pensiamo possa essere Reto, cioè a nostro avviso il Ticino partendo dal Ceneri verso nord, tutto ciò che sta a Nord del Ceneri. Sono arrivate molte segnalazioni, le abbiamo verificate tutte ma purtroppo non c’era quel che cerchiamo”.

I volontari non si abbattono. “Se penso che qualche tempo fa un ragazzo è stato trovato dopo una settimana di ricerche, non vedo motivo di abbandonare ora le ricerche. Se anche si trovasse in montagna, con le giornate calde, di notte non congelerebbe”. Stando in volo un giorno intero, aggiunge Di Stefano, appassionato pure lui di parapendio, si ha con sé cibo e bevande.

Ma non ha idea di cosa possa essere successo a Compagnoni. “Se lo sapessimo, lo avremmo già trovato. Noi continuiamo a cercarlo”. Domani le ricerche proseguiranno, per i volontari, ancora nella zona a nord del Ceneri.

Di Stefano non ha contatto diretto con la famiglia del parapendista disperso, ma ci dice di essere a conoscenza del fatto che amici e anche professionisti si stanno prendendo cura di loro in un momento così difficile, mentre volontari e professionisti scandagliano le montagne.

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