CRONACA
Il Ticino preoccupato: "La variante Delta non ci fa star tranquilli". Pronti a rafforzare il dispositivo ospedaliero
Per Bertoli e De Rosa sono ancora troppo pochi gli over 65 e over 55 non vaccinati. Il sistema ospedaliero rimarrà in prontezza per il Covid sino all'estate del 2022

BELLINZONA - Nella conferenza stampa di oggi, dedicato al rafforzamento del sistema ospedaliero in vista dell'autunno, hanno parlato Manuele Bertoli, Paolo Bianci e Raffaele De Rosa. Hanno annunciato come il dispositivo ospedaliero sarà in prontezza fino all’estate 2022

Bertoli ha espresso la sua preoccupazione per la variante Delta: "Eravamo felici dei numeri, ma la variante Delta complica tutto. Prevediamo che ci sarà un aumento dei contagi, bisognerà capire l’impatto di questo aumento sugli ospedali".

Resta convinto che la vaccinazione sia la via per combattere la pandemia.  "Ci sono ancora 13 mila over 65 non vaccinati e altrettanti over 55, queste persone rischiano di andare in ospedale: bisogna lavorare su questo", ha ammonito.

Sulla variante Delta ha insistito anche Raffaele De Rosa, facendo notare come il 90% dei casi riscontrati in Ticino siano proprio dovuti ad essa. "I vaccini funzionano anche su questa variante, molto contagiosa. I dati mostrano che i vaccini omologati offrono un’ottima efficacia e proteggono dai decorsi gravi della malattia e per questo è determinante continuare con la campagna di vaccinazione. Questi tassi sono positivi ma dobbiamo fare di più perché ci sono troppi non vaccinati fra gli over 50”. Ma è meglio pensare a rafforzare il sistema ospedaliero: “Nella seconda ondata abbiamo appurato che circa 1/3 delle persone over 65 è stato ospedalizzato. Se prendiamo le persone con più di 55 anni abbiamo una persona su dieci ospedalizzata. Il vaccino è sicuro ed efficace per limitare il decorso grave della malattia e in questo senso promuoveremo una campagna di sensibilizzazione mirata, il nostro obiettivo è aumentare la percentuale dei vaccinati soprattutto tra le persone a rischio. Occorre quindi che anche il sistema sanitario sia pronto per i pazienti Covid e non solo, non si possono rinviare le terapie ‘ordinarie”.

La quota di popolazione non vaccinata, la stagionalità del virus e la contagiosità delle varianti ha spinto il Consiglio di Stato a prepararsi. Lo scenario parla di 25 letti di cure intense (11 ordinari presi a carico dagli ospedali, 14 dal Governo) e una stima di 170 persone Covid ricoverati nello stesso momento, con personale specializzato per la cura di pazienti Covid. Le cure per chi ha il Coronavirus saranno dunque potenziate del 25%, con l'obiettivo di poter continuare a fornire anche quelle ordinarie a fianco a quelle causate dalla pandemia.

 

 

 

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