CRONACA
Fragili e senza solidi punti di riferimento: chi sono i giovani che delinquono in Ticino
Gli incarti aperti dalla Magistratura dei minorenni sono 1'284, in aumento rispetto alla media decennale, con 904 condanne. Per la magistrata Fabiola Gnesa serve una presa a carico educativa e terapeutica che non sempre è possibile

BELLINZONA - Apparentemente con un senso di onnipotenza, in realtà fragili e sofferenti. Questo è il quadro dei minorenni in Ticino tracciato dalla Fabiola Gnesa della Magistratura dei Minorenni. Aumentano infatti i reati giovanili nel nostro Cantone e mancano, secondo la magistrata, strutture e effettivi per aiutare veramente chi delinque a rimettersi sulla retta via e a proseguire.

In dettaglio, sono diminuiti i reati legati agli stupefacenti (ma non lo spaccio e il consumo, si pensa che la decisione del Tribunale federale di estendere il possesso non punibile anche ai minori abbia portato gli agenti, spesso non bene in chiaro su che come agire, a non intervenire in alcuni casi) e aumentati quelli relativi al codice della strada. Si registrano meno reati contro l'integrità fisica delle persone ma di più quelli contro il patrimonio, in particolare furto e danneggiamento. In totale gli incarti aperti sono 1'284, quasi 300 in più della che ha caratterizzato il periodo tra il 2011 e il 2021, con 904 condanne.

Ma chi sono questi giovani? Difficile, spiega Gnesa al Corriere del Ticino, tracciare un identikit, perchè c'è chi deriva da situazioni familiari complicate ma non solo. "Nelle nuove generazioni, percepisco una certa fragilità. Una fragilità spesso camuffata dietro a un apparente senso di onnipotenza, tipico della giovane età. La verità è che, nonostante sembrino così forti, molti soffrono in silenzio", aggiunge.

Il che apre a discorsi ben più ampi: "Penso che il problema di fondo risieda nella mancanza di punti di riferimento solidi e stabili. Nella società, nella famiglia, ma anche nelle istituzioni. Questi ragazzi, percependosi simili, finiscono per riunirsi e incontrarsi in posti specifici delle città. Questo non significa, è bene sottolinearlo, che in Ticino ci sia un problema di baby-gang che vanno a spasso in cerca di guai".

Per aiutarli serve una presa a carico duratura, che va oltre la pena, agendo dal punto di vista educativo e terapeutico. Ma mancano strutture e personale e spesso ci si deve rivolgere a centri della Svizzera Interna o italiani. 

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