POLITICA
"L'alternativa alla legislazione sarebbe tornare al diritto prodotto dai giudici". Pamini, vuoi abolire il Gran Consiglio?
In un nuovo articolo, il deputato accusa il consesso di cui lui stessi fa parte di creare troppe leggi e di modificarle spesso, senza basarsi su casi concreti. "E il fallimento della LIA lo dimostra"
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BELLINZONA – Il diritto è migliore se prodotto dai governi, nel caso ticinese dal Gran Consiglio, o dai tribunali, che sentenza dopo sentenza, tutte su casi concreti, creano la giurisprudenza da usare per casi successivi? La provocazione di fondo, mai scritta ma che rimane sullo sfondo del pezzo, è quella che sarebbe meglio tornare alla legislazione dei tribunali, come avveniva nei secoli precedenti.

Prima della nascita dello statalismo, erano i tribunali, di fatto, a fare le leggi. E per Paolo Pamini “il vero diritto” è quello. Settimana scorsa aveva fatto discutere additando la gravidanza come motivazione per le differenze salariali fra uomini e donne, oggi il deputato di Area Liberale si scaglia contro la politica in generale, rea di creare troppe leggi.

E, si badi bene, la colpa non è solo dalla sinistra, perché lo spirito statalista “dilaga in tutte le forze politiche di sinistra e di destra nelle società occidentali”, scrive sul Giornale del Popolo.

“Quando c’è un problema, oggi si grida che la politica non fa abbastanza e che il Parlamento dovrebbe emanare una nuova legge. Si può ancora parlare di diritto se ogni colpo di vento rischia di modificare le leggi che tutti siamo in teoria chiamati a conoscere, per poterle rispettare?”.

Lo statalismo, afferma Pamini, ha colpito tutte le forze presenti in Gran Consiglio e danneggia i contribuenti e tutti i cittadini, vittime di una confusione legislativa. Poi attacca i parlamentari, di cui tra l’altro anche lui fa parte: vige la maggioranza numerica, “nonché lo scambio di voti per far passare indisturbati le norme particolari a favore dei propri elettori”, pur col rischio che con nuovi attori esse cambino.

La differenza fra le leggi votate dal Parlamento e quelle create in concreto dai tribunali? Il primo si esprime in base a questioni di principio o pensando a qualche caso ipotetico, senza “materialmente sapere chi verrà esattamente colpito e in che modo dalla legge che sta per partorire. Il fallimento della LIA in Ticino basta come esempio”.  I giudici, invece, decidono su casi concreti, e intervengono perché chiamati in causa, “anziché intromettersi senza richiesta negli affari altrui” (come il Parlamento? Pamini non lo specifica, ma parrebbe sottinteso).

Una legislazione, quella dei giudici, che si crea piano piano, ed è meno variabile di quella prodotta dai Parlamenti. Pamini, riprendendo il suo pezzo su Facebook, invita a una riflessione. "A mio giudizio, l'alternativa alla legislazione sarebbe tornare al diritto prodotto lentamente dai giudici nei tribunali, caso concreto dopo caso concreto. Come avvenne per secoli in Europa prima della nascita della religione statalista". Eccola, probabilmente, la vera provocazione che trapela nel testo, come detto solo accennata.

Tolto il compito di legiferare, che cosa rimarrebbe al Gran Consiglio? Dunque, Pamini. sotto sotto, chiede la sua abolizione? Un altro tema che non mancherà di far discutere.

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