POLITICA
PLR, cosa succede? Da Opinione Liberale una feroce autocritica, "è scoccata l'ora di un esame di coscienza serio, dobbiamo riflettere sul nostro nome"
Un duro pezzo è apparso sul settimanale di partito, dove si definisce il Partito Liberale "collaborazionista dello statalismo dilagante. Serve una nuova identità, capace di leggere il liberalismo necessario oggi"
BELLINZONA – Il Partito Liberale si interroga, si critica, cerca di rinnovarsi. E lo fa tramite un articolo che ha sorpreso tutti, apparso nell’ultima pagina dell’ultima edizione del suo settimanale, Opinione Liberale, quella che spesso è riservata a qualche frecciatina a movimenti avversari. Invece, ora, il pezzo, a firma di un pseudonimo, che non risparmia commenti duri, e parla di un partito in cerca di identità.

Inizialmente, viene ripercorsa la storia del liberalismo, come era inteso da Locke e poi dai giusnaturalismi, ovvero dapprima come libertà assoluta, poi con lo Stato che può limitare alcune libertà.

Ma col passare degli anni, sono cambiate le visioni e “il pensiero liberale soffre gli anni d’oro del paternalismo statalista. Il settore pubblico è diventato una mamma chioccia che deve occuparsi di individui sempre più irresponsabili(zzati), strozzando le libertà in tutte le loro declinazioni” L’articolo cita alcuni esempi, dalla LEAR alla LIA, dalla tassa di collegamento e addirittura la garanzia di proprietà privata, tutti limitazioni a libertà, siano esse sul piano lavorativo, economico o personale. Inoltre, la Legge sulle Commesse pubbliche e la Commissione su USI e SUPSI. Ma “qual è il fil rouge di tutte queste leggi? Lo statalismo dilagante che fra i suoi collaborazionisti può contare sul PLR”.

“In una società che invoca sempre più spesso lo Stato per qualsiasi brufolo inaspettato, sempre più oppressa da divieti, limiti e burocrazia, il PLR deve riflettere sul significato del suo nome. Cercasi alternativa al paternalismo di sinistra e alla schizofrenia della destra local, disorientata fra crescita economica e interventismo a priori”, continua spietata la disamina. Non serve, e non è possibile, il liberalismo completo, ma chi scrive è convinto che “l’economia pianificata è solo un abbaglio”.

Cosa fare, dunque? “Per il PLR è scoccata l’ora di un esame di coscienza serio. Deve capire e capirsi, per poi ripartire con una propria identità forte, che sappia leggere il liberalismo necessario, oggi. Poi dovrebbe prendere in mano la raccolta sistematica delle leggi e, anziché soffiarci dentro nuove postille, stralciare ogni molecola superflua e illiberale: che siano compiti, vincoli, requisiti, direttive e fustigazioni varie”.

Insomma, parla la coscienza di un partito che, seppur a livello elettorale sta vivendo un periodo positivo, vive da sempre la contrapposizione tra liberali e radicali. Che ruolo avrà, in questo profondo interrogarsi, la nuova presidenza di Bixio Caprara? Non piace ciò che che sta a sinistra, neppure ciò che si vede alla propria destra, pare non convincere nemmeno il guardarsi allo specchio. Questo articolo, quindi, lancia un sasso. Per capire se resterà isolato o se ci sarà un seguito, fra i liberali attivi e non, non resta che aspettare.

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