POLITICA
Perchè scendo in piazza? "Uomini, ecco cos'è il rispetto. E se piangete non siete meno virili, siete più voi"
A pochi giorni dallo sciopero delle donne, il membro del Comitato cantonale dei Verdi Giulia Petralli spiega le sue motivazioni: "Il rispetto sta anche nelle parole e le nostre recitano: uguali diritti e uguali dovere. È l'amore a arricchire un paese

di Giulia Petralli*

Il 14.6 scenderò in piazza, perché:

Perché non credo nell’ancestrale cavalleria quale forma di rispetto, come farmi pagare il conto al ristorante o farmi aprire una porta. No, il rispetto non è questo. Rispetto vuol dire non arrogarsi il diritto di abusarci, sia verbalmente che fisicamente. Vuol dire rispettare il nostro corpo, a prescindere da quando o da come sia coperto. 

Rispettare vuol dire non additarci come pazze, isteriche o mestruate se non sottostiamo agli stereotipi, non darci delle “saputelle” quando parliamo di qualcosa che sappiamo e ancora non spiegarci le cose, quando già le conosciamo. 

Il rispetto sta anche nelle parole e le nostre recitano: uguali diritti e uguali doveri.

Perché credo nel “matrimonio tra pari”, inteso come unione d’amore tra persone, a prescindere dal genere, sesso, etnia o orientamento religioso. Tuttavia, per troppo tempo il matrimonio eterosessuale non è stato paritario: l’uomo era il pater familias e la donna una sua proprietà. All’interno di una coppia ci devono essere uguali possibilità di espressione, di decisione e di suddivisione dei compiti: uguali diritti e doveri. 

Perché voglio che il PIL sia valorizzato dalle torte che abbiamo piacere a cucinare, non dalle botte e dalle spese sanitarie che potrebbero corrispondere alla sfuriata di un marito che la torta la voleva di mele e non di rabarbaro.

Che l’amore che mettiamo nelle cure di una nonna malata valga di più dei costi adibiti a ridurre l’inquinamento emesso delle macchine in colonna. Insomma, è l’amore ad arricchire un paese; l’amore che non danneggia, che non uccide e non ferisce. Un amore che corrisponde anche al raggiungimento di uguali diritti e doveri. 

Perché voglio che la polizia ci rassicuri quando denunciamo un abuso: vogliamo sentirci dire “Non è colpa vostra” e non dover confrontarci con le solite domande colpevolizzanti “Siete sicure che non lo avete immaginato? Ma come eravate vestite? Siete sicure che non gli avete dato modo di fargli pensare che…?”. No, no, no, non ci sono attenuanti, solo colpevoli. 

E ai media voglio chiedere il rispetto e il trattamento consono a un essere umano; non siamo corpi senz’anima e volontà, siamo stufe di essere oggettivate e di un giornalismo impreparato ad affrontare femminicidi e violenza di genere: frasi come “era bella, peccato sia stata uccisa”, “il marito depresso/disoccupato/in un raptus di gelosia”, “delitto passionale” non educano al rispetto, ma promuovono la disuguaglianza. Vogliamo trattamenti più rispettosi, vogliamo uguali diritti e uguali doveri. 

Per parlare con gli uomini, invitarli a parlare della cultura dello stupro, della violenza (in tutte le sue sfaccettature) e della gabbia di genere che imprigiona anche loro. Voglio ricordargli che se desiderano piangere, possono farlo, questo non li renderà meno virili, non li renderà femmine, ma solo loro stessi.

Siete più uomini quando piangete e vi aprite ai sentimenti, che quando ci uccidete. Voglio dirgli che la violenza è troppo spesso esercitata per mani maschili. Non tutti gli uomini sono sessisti o violenti, ma tutte le donne hanno paura. Voglio dirgli che anche camminare per vie famigliari e illuminate ci mette timore. Voglio raccontargli che cos’è il femminismo, e perché gioverebbe a entrambi il raggiungimento di uguali diritti e doveri. 

Perché voglio che si riconosca che il genere è solo un costrutto sociale e non ha ragione di esistere. Voglio che non sia il genere, il colore della pelle, la religione, l’etnia di una persona a renderla più meritevole. Siamo tutt* meritevoli e degn* di uguali diritti. 

Perché voglio ribaltare la nomea delle streghe bruciate sul rogo, togliere a Eva la fama di tentatrice, a Pandora quella di dannata curiosa e causa dei peggiori mali, a Lilith… Perché voglio ringraziare tutte le donne che prima di noi si sono ribellate. Grazie Nafissatou Diallo, Anita Hill, Dylan Farrow e tutte quelle che ancora soffrono in silenzio.

A chi ci ha passato la staffetta in questa (troppo) lunga corsa per i diritti. E rassicurarle, perché sappiamo che la strada da compiere è ancora molta, ma di certo non ci fermeremo. E sì, se le donne vogliono, tutto si ferma e sì, se tutte le donne vogliono, tutto possono. Chiediamo solo i nostri diritti.

Perché il femminismo non divide, ma è per tutt*.

*Membro del Comitato cantonale dei Verdi
Perché sono fieramente femminista e voglio i miei (pari) diritti.

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