POLITICA
La Svizzera non cambia idea: "Italia, vogliamo firmare l'accordo parafato nel 2015"
L'ambasciatrice svizzera in Italia, Rita Adam, sottolinea la difficoltà di rapportarsi col secondo Governo in due anni ma ribadisce la posizione elvetica sull'accordo fiscale, che non è cambiata

ROMA – La volontà della Svizzera è ancora quella di firmare l’accordo parafato ormai nel lontano 2015 con l’Italia. A ribadirlo è Rita Adam, che è ambasciatrice di Svizzera in Italia, Malta e San Marino dal novembre del 2018, interpellata dal Corriere del Ticino.

Per Adam, i rapporti economici con la vicina Penisola sono “estremamente rilevanti”, “le esportazioni che Ticino, Vallese e Grigioni effettuano verso le regioni confinanti dell’Italia sono maggiori di quelle che la Svizzera realizza verso il Giappone”, e l’Italia rimane “un interlocutore importante, con il quale tra l’altro condividiamo storia, cultura”. Fa notare le difficoltà, ovvero in particolare il fatto che nei due anni che è in carica ha già dovuto aver a che fare con due Governi.

“Proprio la scorsa settimana, la responsabile della Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali, Daniela Stoffel, ha avuto una serie di incontri a Roma con esponenti del Governo e delle istituzioni, durante i quali ha ribadito le posizioni della Svizzera”, svela. 

“Sulla nuova imposizione fiscale sui frontalieri, abbiamo ribadito al nuovo Governo italiano la nostra volontà di firmare l’accordo del 2015, sin qui solo parafato. Sul libero accesso al mercato italiano da parte di banche e società finanziarie svizzere, si tratta di trovare un compromesso tra la possibilità di libero accesso reciproco da noi chiaramente richiesto e l’esigenza posta da Roma di una presenza stabile in Italia per ottenere questo accesso; le posizioni restano diverse, ma le discussioni continuano”.

Per quanto concerne Campione, un altro tema importante, “la Svizzera chiede di disciplinare punti importanti, tra i quali il livello d’imposizione indiretta e l’eventuale erogazione dei servizi prestati a partire dal territorio del Canton Ticino”, oltre che puntare l’attenzione sui debiti che il Comune ha con vari servizi ticinesi.

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