POLITICA
"Una CPI sul caso abusi al DSS": Merlo, Aldi, Dadò e Bignasca ci riprovano
Desiderano "valutare il modo in cui l'Amministrazione cantonale ha gestito la vicenda (evidenziando meccanismi di disfunzionamento o disorganizzazione) e proporre correttivi: sulla fattispecie non è mai stata svolta un'inchiesta amministrativa"
TiPress/Gabriele Putzu
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BELLINZONA - In mattinata avevano inoltrato una serie di domande al Governo in merito all'ex funzionario del DSS, che la Corte di appello e di revisione penale (Carp) ha condannato anche per stupro, poche ore dopo ripropongono la richiesta di qualche mese fa di istituire una Commissione Parlamentare d'Inchiesta sul tema. Tamara Merlo di Più Donne, Sabrina Aldi della Lega, Fiorenzo Dadò del PPD e Boris Bignasca della Lega non vogliono "semplicemente riproporre quanto è già stato rifiutato, ma mettere in luce le circostanze nuove emerse, che impongono un riesame della questione".

Ribadiscono che non è nelle loro intenzioni rifare il processo all'x funzionario, bensì desiderano "valutare il modo in cui l'Amministrazione cantonale ha gestito la vicenda (evidenziando meccanismi di disfunzionamento o disorganizzazione) ed eventualmente proporre correttivi, soprattutto se si pensa che sulla fattispecie non è mai stata svolta alcuna inchiesta amministrativa".

Ai tempi Marco Villa chiese scusa alle vittime, ma la sentenza di primo grado toccò anche alcuni aspetti dell'operato dell'Amministrazione Cantonale, a partire dal fatto che un superiore avesse semplicemente detto a chi aveva segnalato l'accaduto che l'uomo non si sarebbe più occupato di giovani, senza incoraggiare a fare denuncia, per poi redarre solo un verbale dell'incontro con l'ex funzionario. Il quale fu sospeso continuando a percepire lo stipendio, sino al momento in cui il Consiglio di Stato lo ha mandato in pensione anticipata. 

"In condizioni diverse, ossia senza il lungo tempo trascorso, avrebbe subito sicuramente una pena da scontare. Nessuno propone a cuor leggero la costituzione di una CPI, ma ad oggi è il solo strumento giuridico a disposizione del Gran Consiglio, autorità di Alta vigilanza, per poter chiarire ed apprezzare eventuali disfunzioni o irregolarità di natura amministrativa in maniera
completa (con facoltà di indagine) e garantendo la salvaguardia della riservatezza in corso di indagine", scrivono i quattro deputati, convinti che "tutto ciò è un evento di grande portata istituzionale in quanto va a minare gravemente la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni e adempie a tutti gli effetti le condizioni per la costituzione di una CPI, che avrà da dare seguito a un incarico formale".

La CPI dovrebbe:

"1. verificare le eventuali responsabilità politiche e amministrative dell’allora Consiglio di Stato, dei funzionari dirigenti e dei servizi competenti coinvolti a vario titolo nella gestione del settore della politica giovanile;

2. verificare azioni o omissioni non conformi alle prescrizioni legali, alla prassi o alle direttive interne, valutazione delle stesse ed eventualmente proposta di correttivi;

3. valutare in generale le direttive e prassi attualmente in vigore e eventuali proposte di adeguamento per rafforzare la tutela da abusi e molestie".

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