POLITICA
Il Consiglio Federale non cede sull'accordo quadro, il Numes chiede invece di concluderlo entro l'estate
Ieri Parmelin, Berset e Cassis hanno ribadito ai vertici dei partiti di Governo che senza soluzioni riguardanti la protezione dei salari, la direttiva relativa alla libera circolazione dei cittadini dell’UE e gli aiuti di Stato salta tutto

BERNA - "Tra la Svizzera e l’UE rimangono divergenze sostanziali sui punti in sospeso dell’accordo istituzionale riguardanti la protezione dei salari, la direttiva relativa alla libera circolazione dei cittadini dell’UE e gli aiuti di Stato. Il Consiglio federale ha ribadito che senza soluzioni soddisfacenti in questi settori l’accordo non potrà essere concluso. Dopo aver consultato le Commissioni della politica estera il 26 aprile e aver sentito i Cantoni, effettuerà una valutazione globale e deciderà i passi successivi", si leggeva ieri in una nota dove si spiegava che una delegazione del Consiglio federale composta dal presidente della Confederazione Guy Parmelin, dai consiglieri federali Alain Berset e Ignazio Cassis e dal cancelliere della Confederazione Walter Thurnherr aveva incontrato i vertici dei partiti di Governo in occasione dei colloqui von Wattenwyl.

Quindi, per il Governo potrebbe essere game over. C'è chi non ci sta, parliamo del Nuovo movimento europeo svizzero (Numes), che da oggi si chiama Movimento europeo Svizzera. 

Nell'assemblea è stata votata una risoluzione che chiede di concludere l'accordo quadro entro l'estate, ritenuto chiave per il futuro europeo. Si chiede anche di sbloccare il miliardo di coesione.

Come dovrà essere l'accordo quadro e quali mosse si dovrebbero fare per trovare un accordo con l'UE, non è dato sapersi. Anche il PS svizzero ha chiesto una maggiore integrazione con l'UE.

Intanto l'ambasciatore l'ambasciatore dell'UE a Berna, Petros Mavromichalis ha fatto capire che senza accordo non ci saranno nuovi accordi di accesso al mercato europeo e quelli in scadenza non saranno rinnovati. E fa notare come il clima migliorerebbe senza dubbio se la Svizzera sbloccasse il secondo miliardo di coesione (un'altra delle richieste del Numes).

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