POLITICA
Anche per la Svizzera una certificazione antimafia negli appalti pubblici 
ll Consiglio federale propone di accogliere il postulato del consigliere nazionale ticinese Marco Romano sull’introduzione di un documento analogo a quello rilasciato dallo Stato italiano per le aziende operative nella Confederazione

BERNA - Il Consiglio federale sta valutando l’introduzione della certificazione antimafia negli appalti pubblici cui partecipano imprese italiane. Lo ha reso noto la scorsa settimana, rispondendo favorevolmente all’atto parlamentare del consigliere nazionale Marco Romano, che chiedeva di introdurre un documento analogo anche per la Svizzera come misura per la lotta contro la corruzione negli appalti pubblici.

Attualmente, in Italia, le società, le imprese e i consorzi, per poter partecipare ad appalti pubblici o fornire servizi alle pubbliche amministrazioni devono produrre e consegnare la certificazione antimafia. Se il postulato del consigliere Romano verrà accolto, come sembra, presto anche in Svizzera potrebbe entrare in vigore una normativa simile. 

La proposta, in sintesi, chiede la modifica del quadro legislativo per far sì che "la Confederazione e le aziende da essa detenute possano chiedere nell’ambito di commesse pubbliche la presentazione del certificato antimafia italiano sia alle aziende partecipanti sia a quelle beneficiarie di subappalti che hanno la sede principale (casa madre) in Italia".

Il Governo si dichiara consapevole dei pericoli cui la criminalità organizzata espone il nostro territorio, anche nel settore degli appalti pubblici e per questo motivo il Consiglio federale reputa opportuno procedere con la verifica della compatibilità del documento italiano con le procedure e le norme svizzere. La certificazione sarebbe volta ad attestare l’assenza di misure di sorveglianza speciale, di divieti o obblighi di soggiorno e soprattutto di condanne o sentenze per reati mafiosi, ribadendo che chi ha fatto ricorso a pratiche corruttive o ha sottoscritto accordi illeciti in materia di concorrenza non debba essere ammesso alla procedura di aggiudicazione di una commessa pubblica.

Il Consiglio federale accoglie dunque la proposta ma, affinché questa diventi effettiva, occorre il consenso, anche tacito, del Consiglio nazionale.

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