POLITICA
Preventivo 2023 e contributo BNS, l’Udc contro il Governo: “Babbo Natale non è passato alle Orsoline… Ma già si sapeva”
“Da due anni mettiamo il dito nella piaga e offriamo soluzioni concrete. Il toro va preso per le corna, anche se sotto elezioni nessuno vuole farlo. Anziché preparare un piano B, il CdS preferisce la cosmesi contabile"
TiPress/Massimo Piccoli

BELLINZONA - Dopo la riunione della Commissione gestione e finanze di questa mattina, l’Udc ha diramato un comunicato stampa accusando il Governo di non aver “fatto i compiti”in materia di finanze cantonali.

Da ieri è ufficiale: Babbo Natale questa volta non è passato alle Orsoline. La Banca Nazionale Svizzera non pagherà dunque i 137 milioni di franchi, malgrado il Governo li avesse preventivati per il 2023. Il deficit finanziario potrebbe così superare i 200 milioni di franchi. L’UDC non ci sta con la narrativa secondo cui la colpa sia della BNS: "Da oltre due anni mettiamo il dito nella piaga e offriamo soluzioni concrete, che gli altri hanno finora sempre insabbiato. Oggi finalmente la Commissione gestione e finanze ha cominciato a chinarsi sulle nostre proposte. In ogni caso faremo votare una di queste in Gran Consiglio prima delle elezioni di aprile. Il toro va davvero preso per le corna, anche se sotto elezioni nessuno vuole farlo".

Ieri la Banca Nazionale Svizzera (BNS) ha confermato quello che tutti temevano, e che il DFE avrebbe dovuto sapere da mesi. Nel 2023 non arriveranno i 137 milioni di franchi preventivati. "Dato che il direttore del DFE, Christian Vitta, siede nel Consiglio di banca, l’organo supremo di vigilanza della BNS, e che non poteva non sapere che il Ticino, come del resto tutti gli altri Cantoni, non avrebbero incassato nulla dalla BNS, in questi mesi i funzionari del DFE hanno mai lavorato ad un piano B? - chiede l'UDC nella nota odierna - Al Parlamento finora non ne è mai stato presentato uno".

Il mancato dividendo della BNS è in realtà solo la goccia che fa traboccare il vaso. Da oltre due anni infatti l’UDC suona la campana di allarme con atti parlamentari, incontri ufficiosi con il DFE e ufficiali con la Sottocommissione finanze allargata ai capigruppo e presidenti di partito.

"Abbiamo ripetutamente discusso quanto le finanze del Cantone non fossero sostenibili. Abbiamo presentato varie proposte di risanamento con l’obiettivo di iniziare a confrontarci con tutte le forze politiche su misure concrete per avere nuovamente delle finanze sane. La risposta è sempre stata di temporeggiare e sperare nell’arrivo di Babbo Natale. Nell’autunno del 2021 è nato il Decreto Morisoli, che grazie al referendum indotto dai sindacati capitanati da Raoul Ghisletta è diventato un mandato popolare il 15 maggio scorso. Ora la politica ha l’ordine di risanare i conti, senza tuttavia gravare sui più deboli, senza aumentare le imposte e senza scaricare il barile sulle spalle dei Comuni".

Il Preventivo 2023 avrebbe dovuto essere la prima occasione per attuare il Decreto Morisoli.                                                "Tuttavia il Governo, come la famiglia del Mulino Bianco che non litiga mai, ha preferito la cosmesi contabile e soprattutto ha ignorato i segnali che stavano arrivando dalla BNS. La credenza in Babbo Natale è pertanto proseguita e si è infranta ieri contro il duro muro della realtà. Sperando che non sia troppo tardi, finalmente la Commissione gestione e finanze, su insistenza dell’UDC oggi si è degnata di occuparsi delle nostre misure di risanamento finanziario. Una di queste è addirittura del 2017 e l’UDC chiederà il voto in aula in febbraio o in marzo. D’altra parte non ci sono molte alternative sul tavolo in questo momento, visto che solo l’UDC si è presa la responsabilità di formulare delle misure concrete”.

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