POLITICA
Lugano e blockchain, i socialisti: “Attenzione ai facili entusiasmi”
Il gruppo PS-PC-FA prende posizione sollevando alcune perplessità in merito alla scelta del Municipio di aderire al Plan B: “Tecnologia dal grande potenziale, ma bisogna soppesare aspetti positivi e critici”
TiPress/Gabriele Putzu

LUGANO - Il Plan B è stato al centro del dibattito del Consiglio comunale di Lugano lunedì sera. L'iniziativa congiunta tra la Città e Tether per accelerare l'uso della tecnologia blockchain divide la politica, tra chi scorge in tale progetto delle opportunità e chi invece ha delle remore.

La sezione socialista di Lugano (PS-PC-FA) ha diramato una nota stampa esternando alcune perplessità.

“Non abbiamo obiezioni di principio ad applicare la tecnologia blockchain ai molti campi possibili di uso civile. Per la certificazione di documenti, per l’emissione di obbligazioni come ha fatto di recente la Città di Lugano o tramite gli NFT per la tutela della proprietà intellettuale a livello digitale. È anche interessante la possibilità dello scambio orizzontale di valore fra privati senza passare da un intermediario.

Questo aspetto potenzialmente positivo è da controbilanciare con gli aspetti negativi come l’attuale assenza di regolamentazioni internazionali in questi mercati. Non bisogna aver paura degli strumenti tecnici e delle innovazioni. La tecnologia non è buona o cattiva in sé, dipende dall’utilizzo che se ne fa. Bene cercare di agganciare la nostra città alle tecnologie blockchain che avranno un notevole sviluppo in futuro e acquisiranno una grande importanza nel mondo. Formazione e creazione di attività ad alto valore aggiunto bene. Ma… e qui arriva il grande Ma.

Le tecnologie blockchain, e di conseguenza le Cryptovalute, come molti settori informatici hanno bisogno di tanti server per funzionare. L’impatto ambientale deve essere tenuto in considerazione in una gestione accorta delle risorse tramite fonti energetiche rinnovabili compatibili con la tutela dell’ambiente.  

Troviamo inoltre estremamente problematico l’assenza di regole e normative a livello internazionale in questo mercato finanziario che attualmente rende quasi impossibili i controlli di eventuali utilizzi criminosi e la tracciabilità delle transazioni tramite cryptovalute.  

Siamo anche scettici sull’affidabilità di questi grandi attori internazionali che promettono mari e monti prima di improvvisamente crollare vertiginosamente lasciando dietro di loro buchi miliardari. Attori poco ancorati al territorio che oggi sono qui e domani possono già essere a Dubai. Una questione di fondo di poca fiducia nei confronti dei partner che con la loro grande forza finanziaria rischiano di rendere il rapporto fortemente sbilanciato e trasformare la città nell’attore debole in questa relazione.  

Non possiamo appoggiare l’assetto gestionale scelto per portare avanti questa iniziativa. Ci troviamo di fronte a una scommessa, una scommessa individuale e non collettiva. Se si volesse indirizzare Lugano verso le Blockchain lo si dovrebbe fare come comunità, come città, partendo da una maggiore e più ampia condivisione a monte degli intenti.  

Una tecnologia interessante dal grande potenziale che bisogna distinguere dalla gestione del Plan B da parte del Municipio. Ben venga che Lugano lavori su una tecnologia dal grande potenziale di sviluppo ma non così! Il PlanB, così com’è gestito e strutturato, ci sembra troppo centralizzato e opaco, e non trova il nostro appoggio”.

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