POLITICA
Lara Comi, l’eurodeputata che sparava a zero sul Ticino condannata a 4 anni e 2 mesi
L’ex Forza Italia è accusata di corruzione, false fatture e truffa. Indagata per un presunto giro di tangenti e rimborsi illeciti ai danni dell’Ue, si era resa protagonista di battaglie in difesa dei frontalieri

MILANO - L’europarlamentare di Forza Italia Lara Comi è stata condannata in primo grado a 4 anni e 2 mesi di carcere dal tribunale di Milano. Le accuse a suo carico sono di corruzione, false fatturazioni e truffa ai danni del Parlamento europeo. Comi, per anni paladina dei  frontalieri e in polemica con la Svizzera e il Ticino, era finita agli arresti domiciliari nel maggio 2019 nell’ambito dell’inchiesta “Mensa dei poveri”, nella quale era indagata per un presunto giro di tangenti insieme a diversi politici e imprenditori in Lombardia. A dicembre dello stesso anno, tuttavia, le misure cautelari le erano state revocate dal tribunale del riesame.

Dall’inchiesta era emerso che l’ex eurodeputata avrebbe  aumentato lo stipendio da mille a tremila euro mensili al suo ex addetto stampa per incassarne poi duemila ogni mese. Un’altra truffa riguardava un contratto fittizio di consulenza come collaboratore al Parlamento europeo di Nino Caianiello, il "burattinaio" delle nomine e degli appalti al centro dell'inchiesta, che però era del tutto ignaro di questa operazione. L’indagine aveva portato a 43 misure cautelari eseguite, tra gli altri, nei confronti proprio dell’ex coordinatore di Forza Italia a Varese Nino Caianiello, del consigliere lombardo Fabio Altitonante e dell’allora candidato alle Europee e consigliere comunale in quota Forza Italia Pietro Tatarella.

Lara Comi, 40 anni, ha esordito come coordinatrice in Lombardia del movimento giovanile di Forza Italia; nel 2012 è stata coordinatrice del Popolo della Libertà nella provincia di Varese; dal 2009 era europarlamentare.

Su 62 imputati, ne sono stati condannati solo 11; per tutti la pena è stata sospesa tranne che per l’ex europarlamentare, per cui è stata disposta anche la confisca di 28.7oo euro e l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni.

L’eurodeputata lombarda di Forza Italia si era fatta anche conoscere in Ticino per le “sferzate” a chi metteva in discussione la libera circolazione e sosteneva che i frontalieri sono troppi. Nel 2016 chiedeva la sospensione degli accordi tra Svizzera ed Europa e zone franche sul confine per far rientrare aziende e frontalieri. Nel 2017 era anche finita nella bufera per aver assunto la madre Luisa Costa come propria assistente, stipendiata da Bruxelles, ed era stata in seguito condannata alla restituzione di 126mila euro alle casse dell’Ue per aver violato le regole europee che vietano ai deputati di assumere parenti. Insomma, come al solito c’è chi predica bene e razzola male….
 

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