MEDIA
La RSI non fornisce le cifre, il sindacato: "Cantone, pensaci tu"
Per il Sindacato Svizzero dei Mass Media si potrebbero operare delle misure di risparmio senza toccare i posti di lavoro, come è invece previsto dal piano R. Ma da Comano non forniscono i dati e viene inviata un'istanza all'Ufficio di conciliazione

BELLINZONA – Il Sindacato Svizzero dei Mass Media, stufo del rifiuto della RSI di mostrare i conti, chiede l’intervento del Cantone.
Si discute del piano di risparmio R, che comporterebbe all’emittente di Comano la perdita di 43.2 posti di lavoro sottoposti al Contratto collettivo di lavoro e ulteriori riduzioni di personale ad ingaggio con contratto RSI.

Sia il sindacato che il personale “sono dell’avviso che esistano i margini finanziari per operare consistenti risparmi, utilizzare meglio le risorse e evitare spese eccessive in modo da salvare tutti i posti di lavoro (oggi minacciati dal piano di risparmio previsto dall’azienda). Le poche cifre ricevute dalla delegazione di consultazione, nominata dal personale, confermano che, se fosse possibile accedere a tutte le voci di spesa, esisterebbe la possibilità di ottimizzare le risorse senza colpire il personale e proporre un piano di risparmio indolore”, si legge in una nota.

Pertanto, sono state chieste alla direzione RSI le cifre di dettaglio su voci di spesa quali: affitti, costi manutenzione e di funzionamento per le va-rie sedi, costi noleggio materiale, costi per seminari e consulenze (formazioni professionali / seminari quadri), costi assessment, mandati a terzi (esternalizzazioni a ditte esterne) allo sco-po di poter valutare altre soluzioni alternative ai tagli di personale.

E qui scatta il diverbio. “Cifre che la direzione RSI non ha voluto fornire per “scelta strategica aziendale” o in ragione della “protezione dei dati” e questo malgrado la rappresentanza del personale abbia sottoscritto un accordo di confidenzialità e dimostrato, con le misure alternative proposte, che la salvaguardia di tutti i posti di lavoro è possibile”, scrive SSM.

Dunque, “a fronte di questa riottosità a trovare vere soluzioni alternative alla riduzione di posti di lavoro, l’assemblea del personale ha deciso di dare mandato al sindacato SSM di inoltrare un’istanza presso l’Ufficio cantonale di conciliazione, affinché si possa ristabilire il dialogo tra le parti e si possa giungere ad una soluzione concordata”.

L’istanza solleva in particolare le seguenti tematiche:

“È importante conservare i posti di lavoro altamente qualificati alla RSI (personale in CCL, collaboratori ad ingaggio o a prestito), data la centralità dell’azienda nel Cantone e nella Svizzera di lingua italiana. Una riduzione così importante di capacità lavorative avrebbe un impatto economico sul territorio che non può essere giustificato solo con ragioni di ordine aziendale. La trasparenza delle cifre e delle spese sostenute dalla RSI, in ragione del mandato pubblico e del finanziamento da parte della Confederazione e dei contribuenti con il canone, deve costituire un elemento imprescindibile della gestione aziendale”. Infine, “la qualità dei programmi e dell’offerta è strettamente correlata al numero di collaboratrici e collaboratori qualificati, e può essere garantita solo dal giusto rispetto dell’equilibrio tra la vita professionale e quella privata”.

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