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Le previsioni di Angelo Chiello. "Lugano, sarà dura ma se ritrovi Brunner puoi farcela. L'Ambrì stavolta rischia"
Il commentatore di Teleclub analizza playoff e playout. "L'arrivo di Ireland ha puntato sulla compattezza di squadra, che mancava. In Leventina il problema è più profondo, serve ritrovare la fiducia"
LUGANO/AMBRÌ - La stagione di hockey, terminata la regular season, entra nel vivo. Il Lugano riuscirà a ripetere la marcia trionfale dello scorso anno, quando si fermò a un passo dal titolo? E per l'Ambrì, quanto saranno difficili i playout? Ne abbiamo parlato con Angelo Chiello, commentatore di Teleclub.
Come vedi la serie fra Lugano e Zurigo?
"Per i bianconeri, brutta. Ma se continuano a difendersi bene e ritrovano Brunner, visto che servono uomini come lui, potranno fare la sorpresa. Sarà difficilissima, comunque. L'uomo in più? Appunto, dovrebbe essere Brunner, finalmente".
Il fatto di giocare contro Pestoni aggiunge un'aurea di derby e di romanticismo?
"Non ci credo tanto. Lui ha detto di aver parlato coi compagni, è qualcosa che può sentire lui, che può fargli bene, sullo Zurigo in genere non penso inciderà. Fermo restando, però, che Inti potrà salire in cattedra, dopo una stagione un po' difficile".
Come giustifichiamo la stagione sotto le attese del Lugano?
"La finale dell'anno scorso ha nascosto problemi che si trascinavano da tempo. Sono stati mesi turbolenti per l'assenza di Habisreutinger, per l'organizzazione interna, per giocatori che hanno avuto problemi con gli infortuni, vedi Hirschi. Se non c'è chiarezza all'interno della società si rischia di non ottenere quel che si vuole dalla stagione. Con Ireland sono compatti e giocano di squadra, cosa che prima non facevano".
Dunque pensi che il cambio di allenatore abbia fatto bene, anche se i risultato non sono migliorati di molto?
"Ha fatto bene proprio perché ha puntato sulla compattezza e sul gioco di squadra, prima erano più disuniti sul ghiaccio, si vedeva. Ora attaccano e difendono insieme, ci sono più giocatori nelle zone".
Pare di capire che, come i tifosi, imputi al ds e alla società parte di colpa per questa stagione difficile... I fans in contestazione quanto contano?
"Penso a un insieme di fattori, non dico che la stagione sia stata presa sotto gamba, visto che i giocatori ci sono, ma qualcosa nello spogliatoio o all'interno della società non ha funzionato. I tifosi secondo me un po' influiscono, anche se non sono decisivi. Danno una visione più esterna di pancia, di quello che succede sul ghiaccio, dato che non sanno cosa c'è dietro".
Passando all'Ambrì, ritieni che rischia davvero nei playout?
"L'Ambrì rischia più di altri anni, perché non ha solidità nel morale, nell'autostima e nella fiducia. Deve ritrovare, anche se è una banalità da dire, il pattinaggio sul ghiaccio. Devono metterci più fisico, cosa successa poche volte. Serve giocare da squadra, ma soprattutto serve fiducia, c'è stato un po' di scoramento e qualcosa si è sfilacciato".
Qui invece cambiare tecnico non ha sortito grandi effetti, vero?
"Il problema è più profondo, non ha i giocatori come il Lugano che possono risolvere le partite. L'uomo in più devono essere più di uno, da Guggisberg a D'Agostini, che hanno deluso, il secondo soprattutto per sfortuna. Non getterei colpe addosso a Emmerton, Pesonen o Hall, hanno cercato di fare il loro, ma se manca il resto dell'impianto... Ritrovando Guggisberg e D'Agostini e il gioco di squadra possono invertire la tendenza. Altrimenti diventa dura".
Come leggi le altre serie playoff? Ci saranno sorprese?
"Qui è durissimo fare previsioni. Come sempre, il Davos si è un po' nascosto, per dna gioca non benissimo la regular season e può fare ancora meglio. Si parla sempre di Zurigo e Berna, potrebbe esserci una sorpresa, e potrebbe essere proprio il Davos, che farà meglio di quanto visto sinora".
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