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"Chi avrà meno paura vincerà. Il Lugano ha davvero un gruppo eccezionale, non sono frasi fatte. È una squadra a pezzi ma immortale, e la Resega conterà come due uomini in più"
Il cronista di MySports Angelo Chiello analizza con noi la finalissima di domani. "Lo Zurigo avrà più pressione, doveva solo conquistare il punto decisivo, il più difficile. Uomini decisivi? Dick è pericoloso, io direi Merzlinkins. E anche per l'Ambrì il prossimo anno può essere quello buono: il titolo riaccenderebbe l'hockey ticinese"
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11 APRILE 2018
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08 APRILE 2018
LUGANO – Sale la febbre in vista della finalissima di domani: a rigor di logica, è la settima della serie, ma si può tranquillamente parlare di finale tuot cour, poiché chi vince è Campione Svizzero. Il Lugano ha riacciuffato per i capelli, con grande cuore, una serie che in molti davano per chiusa.

Chi è avvantaggiato fra i bianconeri e lo Zurigo? Conteranno più le gambe o la testa? Ne abbiamo parlato con Angelo Chiello, commentatore di MySports, che attende con ansia di commentare una partita del genere: un’occasione unica!

Diciamolo, i cronisti dovrebbero essere neutrali, ma come si fa a non vivere emozioni in circostanze simili?

“Sto vivendo emozioni forti, ieri sera mi stava scoppiando il cuore nel finale di partita, facevo fatica a raccontarla! Una squadra così prende tanto, è una squadra a pezzi, guardando gli infortuni, la stanchezza e quel che è successo sul ghiaccio, ma alla fine è immortale e non molla!. È come quando commenti l’Ambrì, la piccola che combatte contro i giganti e porta a casa la salvezza. Ieri dicevo in cronaca che sono soddisfatto per come è andata la stagione delle ticinesi, col Lugano in finale e l’Ambrì che nell’anno della rifondazione ha fatto grandi risultati, mentre vediamo squadre come il Kloten scendere. Bicchiere pieno, non mezzo pieno!”

Ma a questo punto sei fiducioso che il titolo torni in Ticino?

“Non mi definisco fiducioso, tempo fa ho detto che l’unica possibilità del Lugano di vincere il titolo era di andare sotto all’inizio. Lo Zurigo, avendo fatto fuori Berna e Zugo, aveva certe convinzioni che sono crollate definitivamente ieri sera, già sono state minate nella gara scorsa, ieri sono crollate, ed ora affronta la gara della paura. Non vorrei ci fosse talmente tanto ottimismo da andare oltre per il Lugano, però. È gara secca, si parte da zero, lo Zurigo ha certamente più pressione perché sta gettando via un titolo. Ci sono due incognite: Lapierre e Sannitz. Mi auguro che il primo sia integro dopo la botta e che il secondo riesca a mettere un cerotto sul ginocchio e giocare perché sono indispensabili per il Lugano”.

Senza di loro, dai vincente lo Zurigo? Non credi che il gruppo possa ancora una volta sopperire?

“Diventerebbe molto più difficile, non darei comunque il titolo allo Zurigo. La Resega trascinerà tantissimo, se vado a vedere gli ultimi 10-15 anni non ricordo un’energia così vibrante, può essere non l’uomo in più ma due uomini in più”.

Credevi nella rimonta, sotto 3-1? Cosa è cambiato?

“Non la davo chiusa, non c’erano le sicurezze di oggi. In queste serie non do mai nulla per scontato e vivo partita dopo partita. Le dinamiche si vedono, sapevo che il Lugano poteva fare qualcosa di grande. Lo Zurigo dà la sensazione di avere qualcosa in più sul piano degli episodi, dei giocatori: ma guardiamo cosa hanno fatto Hofmann e Pettersson, due giocatori chiavi! Un cappotto a favore di Hoffmann. Io credo abbia trovato l’equilibrio mentale, dando più di quello che hanno fisicamente. Hanno trovato serenità e lucidità, cattiveria agonistica, si sono compattati e sono talmente in chiaro su che cosa devono fare che hanno fatto cadere lo Zurigo in queste due partite in questo modo. Gli zurighesi dovevano trovare il punto della vittoria, il più difficile, secondo me hanno sottovalutato un po’ pensando di aver già in mano la finale. Il Lugano ha un gruppo che non è minimamente paragonabile al loro, con tutto il rispetto”.

È davvero un gruppo così speciale, come diceva ieri anche Morini? Non sono frasi fatte?

“Non lo sono, rispetto al passato la differenza si nota in panchina. Sannitz, per esempio, poteva fare la doccia, andare a raggiungere Chiesa, Ronchetti e altri, invece è rimasto vestito ed è tornato in panchina, idem Lapierre. Si danno tutti una mano, dal meno carismatico a quello più leader, ciascuno a modo suo, dà una parola di incoraggiamento, sono molto uniti. Tutto ciò è stato favorito da Ireland, che ha capito cosa aveva in casa, che tipo di giocatori e di squadra poteva plasmare, lasciando fuori per esempio Klasen. Sannitz è fondamentale perché di centri non ce ne sono molti”.

Se dovesse andare come nessuno si augura, questo gruppo rimarrebbe o vi sarebbero ripercussioni?

“Dovrebbe rianalizzare la situazione. Stanno facendo qualcosa di eccezionale, stanno andando oltre, imponendosi addirittura senza la rosa al completo, per cui è difficile fare una valutazione. Si dovrebbe riflettere sul tipo di squadra che si vuole essere, il Lugano ha avuto giocatori di grande classe come Klasen ma alla fine la sua caratteristica è stata il cinismo, il fare cinque gol in più dello Zurigo pur tirando dieci volte contro cento”.

Sono più importanti le gambe o la testa per domani? E che giocatori potranno essere determinanti?

“Conta di più chi non ha paura, chi ne ha meno vince. Conterà l’ambiente, tantissimo: lo Zurigo alla Resega è riuscito a raccogliere poco. Senza Pettersson potrebbe giocare meglio, perderà qualcosa in power play ma per me paradossalmente ci guadagnerà. Saranno determinanti i portieri. Lo Zurigo ha Dick, il giocatore più pericoloso, per il Lugano ci sono diverse soluzioni, dunque dico Merzlinkins”.

Parlavi dell’Ambrì: è la volta buona per cominciare a guardare non più solo alla salvezza?

“È realistico, stavolta. La cosa sorprendente è che per la prima volta dopo diversi anni ha qualche nome in meno ma giocatori di prospettiva in più. Si è portato a casa giocatori che hanno molto da dare e che possono crescere tanto, da Kubalik a Müller, con molti giovani interessanti. L’anno prossimo può guardare un po’più in alto e non troppo alla zona playout, sempre con l’umiltà del caso, perché il livello si alza sempre. Credo che la stagione prossima sarà molto più propositiva”.

Un Lugano campione che influenza avrebbe sulle due squadre ticinesi?

“Si può riaccendere l’hockey in Ticino, come livello e come passione. L’Ambrì vorrà imporsi nei derby con la forza del cuore e del suo dna, il Lugano si toglierebbe un enorme peso, delle scorie che avvertono anche i tifosi dopo un lungo periodo di digiuno. Vincere un titolo dopo così tanti anni può riaccendere ancora di più la fiamma del nostro hockey, anche se il Lugano è alla sua seconda finale in tre anni e non va dimenticato. Possono esserci benefici per tutto il movimento, anche nei settori giovanili si sta capendo che bisogna mettersi assieme, sfornare dei giovani, e si è alzato il livello dei vari Vedova, Zorin, Riva, per non parlare dei giovani che l’Ambrì ha inserito”.

Paola Bernasconi

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