, che anche ieri ha difeso il modello PPD, ma ogni giorni, attraverso i commenti sui social, appare sempre più scoraggiato. Oggi ha infatti postato: «Continua l'esercizio arrogante, incongruente e inconsistente della maggioranza PS-PLR / la legge di applicazione che ci stanno imponendo è una farsa! Le chicche delle giornata: il PS che non vuole considerare il dumping salariale come motivo per prendere misure correttive; fuori dal mondo, PS-PLR che non vogliono dare la preferenza alle persone in disoccupazione o in assistenza rispetto a quelle semplicemente in cerca di lavoro; irrispettosi!».Un discorso che ricalca, in fondo, quello contenuto in un comunicato inviato in redazione da OCST. «Nell’ambito della discussione sull’applicazione dell’articolo costituzionale approvato dal popolo il 9 febbraio 2014, l’OCST ritiene che manchi un tassello fondamentale: quello dei livelli salariali. Questo aspetto va sottolineato e richiamato perché è all’origine delle distorsioni del nostro mercato del lavoro», scrive infatti il sindacato, ricordando che lo scarto salariale fra residenti e frontalieri è del 25,6%, il più marcato a livello nazionale, date le condizioni del mercato italiano che permettono, prosegue la nota, di accettare degli stipendi più bassi rispetto ai ticinesi. «La questione salariale è centrale ed è l’unica via veramente efficace per difendere il mercato del lavoro dal dumping salariale ed aumentare in modo consistente le possibilità dei residenti di trovare un’occupazione. Eppure questo, che è il nodo cruciale della questione, non viene preso in considerazione sebbene sia una via di intervento che non intacca i rapporti con l’Unione Europea».«Quanto potrà essere utile chiedere ai datori di lavoro di fare alcuni colloqui ai lavoratori residenti iscritti agli URC, specialmente se questa norma entra in vigore quando i tassi di disoccupazione saranno molto distanti da quelli attuali? Quanto questa norma potrà incidere sulla pressione cui sono sottoposti i salari ticinesi che, lo ricordiamo, sono il 17% più bassi della media svizzera? Probabilmente poco e sicuramente meno dell’introduzione di contratti collettivi che difendano le condizioni lavorative e salariali», si chiede OCST. «Il nostro Paese, alla cui ricchezza ha contribuito anche un solido partenariato sociale, vive oggi una cultura imprenditoriale e politica impoverita di questo importante aspetto. Lo dimostrano i contratti collettivi trentennali disdetti senza nessun motivo con l’ostentazione del desiderio di un rapporto diretto con i propri dipendenti. Lo dimostra la diffusione della precarietà. Lo dimostra il grande numero di abusi. Il partenariato sociale e la responsabilità sociale delle imprese devono essere invece rinnovati in vigore ed efficacia».