CRONACA
Le storie di TicinoLibero: la mamma espulsa lotta ancora. Ha un lavoro, ma non basta. "Sono disperata"
La donna, ucraina, era stata lasciata dal compagno da cui ha avuto il figlio 11enne. A gennaio, dopo una battaglia legale, avrebbe dovuto andarsene dal paese. Ecco cosa è successo nel frattempo
CRONACA

La mamma ha ottenuto una proroga fino a luglio. Il dramma del figlio, «pensa sia colpa sua...»

16 GENNAIO 2017
CRONACA

La mamma ha ottenuto una proroga fino a luglio. Il dramma del figlio, «pensa sia colpa sua...»

16 GENNAIO 2017
POLITICA

«Tradita dal mio ex e dalle autorità, che ritenevo essere la forza della Svizzera. E ora devo lasciare mio figlio».

12 GENNAIO 2017
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12 GENNAIO 2017
LUGANO – Era metà gennaio quando in redazione arrivò l’email di una mamma disperata: entro pochi giorni avrebbe dovuto lasciare la Svizzera, e soprattutto il figlio di 11 anni, avuto con uno svizzero.

La donna, ucraina, ci raccontò la sua storia. Aveva conosciuto quello che riteneva essere l’uomo della sua vita, che però non l’aveva sposata, nemmeno dopo la nascita del bambino. Ci aveva detto di credere che la sua fosse una famiglia felice, ed era rimasta a casa ad accudire il figlio. Finché il compagno aveva cominciato a non tornare da lei: la tradiva, con quella che è l’attuale compagna, da cui ha avuto un altro figlio.

Nonostante il dolore, la nostra protagonista si era fatta forza, per il bambino, definito “il mio unico amore”. Il padre aveva chiesto e ottenuto la custodia, ma il ragazzino stava quasi sempre con la madre. Dopo un periodo in assistenza, aveva trovato qualche lavoro, per esempio come barista.

Ma alla scadenza del permesso B era iniziato il vero dramma. Il padre del bambino non aveva più voluto fare da garante, e dopo due anni di battaglia a gennaio avrebbe dovuto lasciare la Svizzera.

Ci occupammo del caso, era oltretutto un periodo in cui si parlava spesso di famiglie divise, era in atto la querelle fra Bertoli che puntava il dito sulla possibilità di ottenere il rinnovo solo per chi poteva permetterselo e Gobbi che chiamava in causa la giustizia. A difesa della donna era scesa in campo anche Lisa Bosia Mirra, la deputata socialista. Grazie, un po’, a noi, ai legali e a una dottoressa che aveva certificato quanto facesse star male la donna lasciare il figlio, aveva ottenuto una proroga fino a giugno.

Giugno è arrivato, e l’abbiamo contattata per sapere che cosa ne è stato di lei. È ancora in Svizzera, ma la vicenda è ben lontana dall’essere chiusa. La nuova data in cui dovrebbe lasciare il paese è il 15 luglio.

Presto si rivolgerà a un avvocato sociale. Qualcosa nella sua vita è cambiato, ha trovato un lavoro che le permetterebbe di mantenere lei e il figlio. La custodia del ragazzino è sempre del padre, anche se l’11enne passa due giorni più le vacanze con la madre.

E fra un mese e qualche giorno rischia di doverla lasciare. Quando ci raccontò la sua storia, ci colpì quanto disse sul ragazzino: “è arrabbiato col mondo intero, crede che sia colpa sua quanto sta accadendo”. Un vero dramma per un bambino e una mamma.

Adesso la donna ci dice che il ragazzino non sa nulla della data che si avvicina, e la sua speranza è di risolvere tutto senza che lui scopra il tutto. “Ma sono realmente disperata e in crisi”, si sfoga.

Una vicenda infinita, che abbiamo aggiornato a distanza di cinque mesi, e che continueremo a seguire.

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