CRONACA
Monteceri imita Claro, divampano le polemiche. Il Municipale, "l'Ente Pubblico fa poco contro il dumping". La Provincia di Como, "un altro segnale del clima teso"
Gli abitanti sono 4'800, i frontalieri 400: il Consiglio Comunale dà l'ok all'adesivo che certifica quanto personale residente è assunto. "Vogliamo evitare che qualcuno accetti uno stipendio inferiore a quelli adeguati per vivere qui". Ma il giornale non gradisce e riprende il tema del casellario
MONTECENERI – Quando lo fece Claro, esplosero le polemiche: giusto o discriminatorio apporre i bollini che specificano quanti frontalieri ci sono nelle aziende?

È passata invece in sordina, quanto meno in Ticino, la scelta del Comune di Monteceneri di replicare in qualche modo quell’iniziativa. Su 4'800 abitanti, i frontalieri sono 400. E allora il Consiglio Comunale ha dato il via libera a  “Noi impieghiamo personale residente”, che “promuove l’impiego di manodopera locale da parte di aziende e imprese attive in Ticino, nel limite dato dalla reperibilità di competenza professionale sul nostro territorio”, come ha spiegato il Municipale pipidino Andrea Daldini in una lettera pubblicata su ticinonews.ch.

“Scopo di questo progetto è quello di cercare di ristabilire un equilibrio sociale fra forze di lavoro, in modo da favorire il buon sviluppo dell’economia locale e permettere soprattutto ai giovani residenti in Ticino di trovare lavoro in un mercato che rispetti le pari opportunità, evitando cioè di dare modo a chi si presenta per un medesimo lavoro di richiedere o accettare uno stipendio che sia nettamente inferiore rispetto a quelli che sono i nostri stipendi che sono adeguati per vivere in base al carovita in Ticino e quindi necessariamente superiori a chi vive a costi minori nella vicina Italia”, prosegue. Nessun intento anti italiano, precisa, anche se parte del traffico nel Comune è causato dalle targhe italiane.

Così, segnalando la percentuale di frontalieri impiegati, i consumatori sceglieranno se rivolgersi a quell’azienda o meno. “Purtroppo il problema del dumping salariale in Ticino è sempre più acuto, proprio perché l’Ente Pubblico (Cantone e Comuni) fa poco o nulla per contrastarlo. Gli effetti negativi per il Ticino, dovuti in primis al fatto che la situazione è in mano quasi esclusivamente agli imprenditori, sono sotto gli occhi di tutti: vale a dire uno spiegamento incontrastato di padroncini e ditte che, impiegando in prevalenza personale frontaliero, penalizzano i giovani e in generale i residenti”, attacca Daldini.

Ma in Italia l’idea non è stata presa nel migliore dei modi. L’hanno riportata diversi media, parlando di adesivo anti frontalieri. Esemplare la chiusura dell’articolo della Vigilia di Natale su La Provincia di Como, in tal senso: “Ma in questo periodo di attesa per il nuovo accordo fiscale tra Italia e Svizzera resta un altro segnale di un clima politico teso nei confronti dei frontalieri. Nelle premesse dell’intesa varata dai tecnici c’era invece una chiara richiesta di togliere comportamenti ostili verso i nostri lavoratori: tanto che il Cantone aveva annunciato di voler rimuovere l’obbligo del casellario giudiziale. Volere, appunto. Perché poi ha vincolato la decisione all’effettiva firma dell’accordo”.

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