CRONACA
"Ho tentato due volte il suicidio per colpa dei bulli. Tornavo a casa piena di lividi, compagni e docenti non facevano nulla"
In onore di Boris, dedichiamo una serie di articoli al tema del bullismo. Una ragazza ci racconta il suo calvario, "mi picchiavano perché ero timida e avevo un problema all'udito, per loro ero diversa. Picchiandomi si sentivano forti, poi dopo due anni sono intervenuti i miei genitori"
CRONACA

Storie diverse ma identiche nella sofferenza che portano. Bullismo ed esclusione sociale, quando si apre un vaso di Pandora

08 FEBBRAIO 2018
CRONACA

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POLITICA

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10 MAGGIO 2017
BELLINZONA – TicinoLibero dedica alcuni pezzi di approfondimento al bullismo, in ricordo e in memoria di Boris Bernasconi, il giovane ragazzo luganese di cui oggi pomeriggio si tengono i funerali.

Quando abbiamo chiesto testimonianze, cellulare e casella email hanno iniziato a lampeggiare. Tutti, come un fiume catartico, volevano dire la loro, mostrare le lacrime trattenute dietro i sorrisi, la fatica di raccontare anche dopo aver superato, ma contemporaneamente la voglia di denunciare.

Iniziamo dalla storia di una ragazza, che per bullismo ha rischiato di veder spezzata la sua vita. Una testimonianza coraggiosa, un pugno nello stomaco, raccontata con la voce spezzata di chi ancora ha il magone, come lo descrive lei, rivivendo i suoi anni da incubo. Ovviamente, la redazione conosce il nome della giovane.

“È successo tutto alle scuole medie, dove i bulli mi hanno preso di mira”, inizia, titubante. Ci vogliono le nostre domande per aiutarla a tirar fuori tutto, e prima di ogni risposta ci sono lunghi silenzi, come a voler raccogliere le parole.

Cosa ti facevano?

“Mi picchiavano, alla fine sono intervenuti i miei genitori per fermali. La storia andava avanti da due anni. Però io ho tentato due volte il suicidio… capito? Adesso è tutto apposto”.

Come mai venivi presa di mira?

“Ero una ragazza molto timida, si sentivano grandi facendomi questi atti di bullismo. Avevo qualche problema di udito, per loro ero diversa”.

Non riuscivi a reagire? Non ti aiutava nessuno?

“Gli altri non dicevano e non facevano niente, non intervenivano, ero sempre da sola. Facevano tutto di nascosto dai professori, a cui dicevo cosa succedeva, ma anche loro non sono intervenuti per migliorare”.

Ci hai detto che hai tentato il suicidio due volte. Ora ne sei uscita più forte?

“Esatto. Sono una ragazza forte, ho cercato poi di reagire in modo positivo”.

Cosa hanno detto i tuoi genitori e i tuoi amici di fronte a questi due episodi?

“Amici non ne avevo, ero una persona che in classe non aveva nessuno che la difendeva. Sono stati i miei a intervenire, dicendo che se il tutto non finiva avrebbero svolto denuncia. Non hanno mai saputo che cosa avevo fatto, l’ho detto molto tempo dopo. Non me la sentivo di parlarne, avevo paura”.

Ora come va con i coetanei?

“Adesso va molto bene, sono ben integrata nella società e vado avanti. Riesco ad aprirmi di più, ho tanti amici e persone che mi vogliono bene”.

Invece verso chi ti ha bullizzato, cosa provi?

“Malessere, un senso di rancore. Se li incontro non li saluto. Non li ho perdonati, sono una persona che non perdona. Arrivavo a casa con lividi e ematomi, addirittura, pensa…”

Cosa consiglieresti a qualcuno che si trova nella tua stessa situazione di allora?

“Di reagire, di non farsi sottomettere dai bulli, di mostrare che si è grandi. Ma tutto non va sottovalutato”.

Paola Bernasconi

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