CRONACA
Sempre più genitori ricorrono contro le note scolastiche. Esistono anche assicurazioni che offrono coperture specifiche! Bertoli, "una degenerazione dei rapporti fra genitori e scuola"
Sono aumentati i casi di genitori che, assistiti anche legalmente, ricorrono quando il voto di un figlio sembra troppo basso. Il Ministro, "i social network hanno aperto spazi più ampi per la critica alla scuola, e per i professori difendersi non è facile. La scuola è vista come un servizio alla clientela"
BELLINZONA – Saranno luoghi comuni, ma spesso chi appartiene alla generazione degli anni ’50 e ’60, se non prima, racconta che quando si tornava a casa con una nota del maestro, o peggio ancora con un castigo, non c’era comprensione. Anzi, era semplice avere una punizione ulteriore. Ed ora, invece, c’è chi stipula addirittura assicurazioni per poter ricorrere contro i voti ritenuti troppo bassi, per tutelare i figli.

Come sovente accade, molto spesso la giusta via è quella di mezzo. Ma a parte i discorsi filosofici di educazione, il fenomeno dei ricorsi contro le note di fine anno sta crescendo in modo esponenziale.

Lo conferma Manuele Bertoli sul Corriere del Ticino,  “non abbiamo una statistica precisa, ma c’è una tendenza all’aumento di reclami e ricorsi contro le valutazioni, a volte addirittura con il sostegno di consulenti legali”. A suo avviso, “è indice di una degenerazione del rapporto diretto tra genitori e scuola, rispettivamente tra allievi e scuola”, in particolare pensando a assicurazioni che offrono coperture specifiche in caso di ricorsi.

Bertoli non contesta la possibilità legale di far ricorso, “ma non sempre l’apertura di un procedimento legale aiuta a fare dei passi avanti nel capire e rimettere sui giusti binari quel che non ha funzionato. Poi, va detto che tutte le segnalazioni vanno analizzate seriamente dalla scuola e, dove vi sono effettivi problemi, si deve intervenire”. La situazione di certo non aiuta i docenti, sempre più spesso chiamati in causa, pensiamo a vari casi come quelli del liceo di Bellinzona e delle scuole elementari di Mendrisio e Claro.

Per il Minsitro socialista, una parte della colpa è dei social network, che “hanno senza dubbio aperto spazi più ampi di commento e di critica sull’operato della scuola, ma anche per accuse gratuite o maleducate non semplici da gestire. Difendersi da accuse sbagliate o ingiuste che vengono veicolate sui social può essere pesante per il docenti”. Ravvisa che la scuola è sempre più spesso vista “come un servizio alla “clientela” in una dinamica dove il cliente ha sempre ragione, piuttosto che come un’istituzione, porta ad alcune esasperazioni. Mi spiego meglio: in un’istituzione così grande dei problemi ci possono essere e ci sono, ma vanno circoscritti a quel che è effettivamente accaduto o non accaduto, senza generalizzazioni negative sui docenti o sulla scuola, che non le meritano”.

E sottolinea ancora una volta, come già accaduto più volte, che i docenti stanno a suo modo di vedere facendo un buon lavoro. Il DECS è impegnato alla ridefinizione del loro ruolo, e, anche se non viene citata, la discussione per La Scuola che verrà, contro la cui sperimentazione è stato lanciato un referendum, avrà il suo peso.

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