POLITICA
UDC e Bertoli, è ormai guerra aperta. "Solo il 14% dei docenti si è espresso, lancio il referendum anche per quello". "Non è vero, tutti sono stati informati. Voi non avete mai detto nulla"
Botta e risposta via social tra Manuele Bertoli e Piero Marchesi. "Un Consigliere di Stato deve accettare un referendum". "Non lo contesto ma si deve dibattere su fatti. Tra l'altro, mi chiamo Manuele e non Emanuele...". E Chiesa: "per lui bisognerebbe chiedere il reato di lesa maestà"
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L'UDC lancia il referendum contro il credito su La Scuola che verrà?

13 MARZO 2018
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“No allo smantellamento della scuola pubblica ticinese”. Partito ufficialmente il referendum contro la riforma proposta da Manuele Bertoli. Ecco il comitato promotore

17 MARZO 2018
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17 MARZO 2018
BELLINZONA – È ormai guerra aperta fra Manuele Bertoli e l’UDC sul referendum lanciato da quest’ultimo in merito alla sperimentazione de La Scuola che verrà. Il Ministro ha risposto seccamente alle argomentazioni democentriste, e attraverso i social si è scatenata una discussione serrata fra lui e Piero Marchesi.

“Caro Manuele, stai sereno. Un Consigliere di Stato di un paese democratico dovrebbe accettare che un partito o dei cittadini esercitino un mezzo concesso dalla democrazia. Il progetto del DECS La Scuola che verrà a noi proprio non piace, non lo diciamo da oggi ma da parecchio tempo. Ovviamente questo ti dà fastidio (è legittimo) come è legittimo chiedere di far decidere ai ticinesi su un tema così importante”, ha scritto il presidente dell’UDC. “Non mi preoccuperei dei soldi da investire, per l’educazione ritengo che si possa e si debba anche fare, ma non per un progetto sbagliato, ideologico e lontano dall’esigenza di allievi, docenti e economia”.

E Bertoli: “sono sereno, grazie, e se fossi meno distratto avresti letto che non mi sono mai permesso di contestare l’uso del referendum, strumento prezioso di democrazia che io stesso ho usato molte volte e che è di tutti. Mi spiace che il mio voler cercare di portare il dibattito sulle argomentazioni e fuori dalla palude degli slogan dia sempre così fastidio, ma ho sempre creduto che se chi sostiene e chi avversa una riforma vogliono fare assieme un buon servizio alla popolazione, hanno entrambi il dovere morale di confrontarsi mediante argomenti effettivi, su dati e fatti. Quelli che ho potuto leggere a sostegno della raccolta di firme non mi paiono tali e mi sono permesso di dire il perché. Per la verità non lo sono tranne l’ultimo, quello che spiega quale sia l’obiettivo ultimo del referendum, ovvero una controriforma della scuola che ci porterebbe indietro di molti anni”. E fa notare: “a proposito di distrazione, tra l’altro, mi chiamo Manuele, non Emanuele. Non è colpa mia, ma i miei genitori hanno scelto così” (effettivamente nel suo scritto Marchesi lo chiama Emanuele, ndr).

Ma il confronto fra i due continua. Quando si parla di docenti, Marchesi afferma che essi in realtà non abbiano partecipato a nessuna consultazione. “Ai sondaggi solo il 14% degli addetti ai lavori (docenti, direttori, ecc.) ha risposto. L’86% è silente, forse non vuole dire cosa pensa del progetto. Se in un’azienda privata solo il 14% dei collaboratori rispondesse a un sondaggio per un progetto strategico, la direzione dell’azienda si farebbe qualche domanda prima di procedere (perché non rispondono? Cosa non ha funzionato? Il progetto è corretto? Ecc.) Invece Bertoli e il DECS tirano dritto e affermano che se l’86% non ha risposto peggio per loro. Questo è uno dei motivi per cui ho proposto il lancio del referendum”.

Non si è fatta attendere le replica del Consigliere di Stato.  “se questo è un motivo per il quale ha lanciato il referendum può interrompere la raccolta delle firme da subito. La consultazione online era una delle modalità di consultazione assieme ad altre, compresa quella a cui l’UDC non ha mai partecipato”. E snocciola delle cifre, secondo cui alla prima consultazione, oltre a molti esperti di settore,  (collegi dei docenti, che – nel caso non lo sapesse – rappresentano i docenti dei vari ordini scolastici (scuola elementare, scuola media, scuole medie superiori), collegi dei direttori di istituto, degli esperti, degli ispettori, degli operatori della scuola speciale e il Collegio degli orientatori scolastici e professionali. La Divisione della formazione professionale e la Commissione cantonale per la formazione professionali) hanno risposto 658 fra docenti e educatori vari, alla seconda 811, per non parlare di associazioni economiche e politiche (ma non Lega e UDC). “Ricordo infine e soprattutto che nel corso di oltre quaranta presentazioni il progetto di riforma è stato illustrato a TUTTI i collegi docenti della scuola dell’obbligo e ad altri consessi scolastici ed extrascolastici. Tutti vuol dire tutti, 100% salvo i malati e gli assenti giustificati. Le indicazioni raccolte durante i dibattiti svolti dopo le presentazioni sono state analizzate. Molti collegi hanno ritenuto superflua una presa di posizione scritta, avendo avuto l’opportunità di esprimersi durante le presentazioni-discussioni in sede", ha scritto.

Prosegue: "gli addetti ai lavori che hanno deciso di non esprimersi hanno pertanto fatto una scelta legittima e consapevole (nessuno è stato obbligato ad esprimersi, ci mancherebbe), ma non ci si può contestare - come lei vuole fare - che non siano stati concessi loro spazi, tempi e modalità per esprimersi, considerate le due consultazioni, i due questionari online accessibili a tutti e gli incontri con tutti i collegi docenti. Coloro che desideravano esprimersi hanno potuto farlo e molti, fortunatamente, hanno saputo cogliere questa occasione. Il coinvolgimento di insegnanti, specialisti, genitori e politica c’è stato, eccome, alle due consultazioni molto ampie hanno partecipato in molti e molte delle indicazioni presentate sono state integrate nel modello finale, tanto che oggi le associazioni magistrali, i direttori scolastici e la Conferenza dei genitori appoggiano la riforma. Come le ho già detto, lanciare referendum è totalmente legittimo. Ma se questa è una delle sue motivazioni, mi lasci dire che sul piano della presentazione delle argomentazioni non ci siamo proprio”.

Ieri anche Marco Chiesa è intervenuto a difesa del suo presidente. “Per il Consigliere di Stato socialista Bertoli bisognerebbe reintrodurre il reato di lesa maestà. I referendum loro, vedi la riforma fiscale, sono sacrosanti, quelli degli altri, vedi la scuola che verrà, sono frutto di menti contorte! Un nuovo esempio di quanto la democrazia diretta svizzera sia rispettata dalla sinistra. Un’ottima risposta di Piero Marchesi!”.

Insomma, le firme non sono ancora state raccolte, ed è già battaglia aperta. Sulla scuola, sulla democrazia e… destra contro sinistra.

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