CRONACA
"Della Svizzera avevamo un'immagine diversa". Parla l'operaio che ha denunciato l'inferno del Ceneri
"Avevo trovato lavoro in Italia ma dopo un mese mi hanno licenziato, facendomi capire che se non ritiro la denuncia lì non troverò lavoro". E punta il dito sui controlli: "A Sigirino non ce n'erano e i responsabili sapevano di poter fare di tutto"

BELLINZONA – Un servizio di Falò di qualche tempo fa svelò quel che accadeva nella galleria Alp Transit del Monte Ceneri. Operai sfruttati, costretti a lavorare interminabili ore di fila, con un panino a pranzo servito all’interno della galleria stessa, nessun controllo, obbligo a restituire parte dei salari. A comparire coraggiosamente in tv Fouad Zerroudi, origini marocchine, il sogno di potersi laureare sfumato a causa delle difficili condizioni economiche. Ora lavora in Italia, ma dopo un mese è stato licenziato. 

“Mi hanno fatto capire chiaramente che se non avessi ritirato la denuncia in Svizzera, potevo scordarmi di lavorare in Italia”, spiega ad Area, che lo ha intervistato.

Quel che l’ha colpito era che della Svizzera aveva un’immagine totalmente diversa, “quella di un Paese dove si lavora nel rispetto dei diritti e doveri dei lavoratori e delle aziende. Purtroppo la realtà era tutt’altra. Non avevo mai lavorato prima in Svizzera. Spero che quel cantiere sia stata un’eccezione, dove forse in tanti hanno preferito chiudere un occhio pur di concludere velocemente i lavori”, confessa. Perché di controlli non ce n’erano, di nessun tipo. E questo a suo avviso ha influito su tutto quanto è accaduto: “l’assenza totale di accertamenti ha generato un clima di menefreghismo, di poter fare tutto ciò che si voleva, tanto non ci sarebbero state ripercussioni”, sostiene.

“L’assenza di sicurezza era il fatto più grave di quel cantiere. In quelle condizioni, rischi di far male a un collega o a te stesso. Mentre a livello personale, quel che mi ha più fatto male, è stata l’omertà che vi regnava. Subivi un comportamento incivile, essendo trattato quasi fossi uno schiavo, e se reagivi, ti scontravi col muro di omertà. A livello psicologico, questo atteggiamento faceva molto male”, confessa. I turni infernali hanno permesso di concludere il lavoro prima, l’azienda ha ricevuto un bonus, però per gli operai è arrivata l’ennesima beffa: non solo non sono stati premiati, bensì narra Zerroudi, “hanno preteso la restituzione di parte dei salari. Così facendo, hanno dimostrato il loro disprezzo degli operai. Non solo ti abbiamo spremuto, ora devi pure ridarci i soldi e devi stare zitto”.

Il messaggio che desidera lanciare è a chi dovrebbe eseguire i controlli. “Se svolgete bene il vostro compito, non avremmo queste situazioni. Non è compito dell’operaio denunciare. Se i controlli son ben fatti, si evita di mettere l’operaio in una brutta situazione. Quando denunci, sai che dovrai lasciare quel posto di lavoro e avrai davanti un futuro incerto. I controlli preventivi consentirebbero a tutti di lavorare in pace, operai e aziende, senza costringere nessuno a dover scegliere se denunciare, con tutti i rischi connessi, oppure continuare a subire in silenzio”.

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