CRONACA
"Non ho case o tesori, avevo solo lui. Un giorno riceverà i confetti". Il fidanzato di Marzy ha lasciato la Svizzera ma non si arrendono
La giovane e il suo ragazzo pachistano parevano vicini al lieto fine, ma mancava ancora un documento che l'Ufficio della migrazione non ha rilasciato. Così lui è andato via dal paese. La sofferenza di lei: "Il suo reato è volersi sposare"

BELLINZONA – “Sono pronta a lasciare con mio marito la Svizzera dopo il matrimonio, se ci consentono di sposarci qui”. L’avevamo lasciata così, Marzy. La sua vicenda la stiamo seguendo da tempo, da quando, assieme alla sua amica Ida, resero pubbliche le loro storie d’amore. Entrambe legate a dei ragazzi stranieri, convivevano con la realtà e la paura che essi venissero allontanati, dato che le autorità hanno imposto loro di lasciare il paese.

Se il fidanzato di Ida aveva dovuto farlo e lei lo aveva raggiunto e sposato, per Marzy e il suo ragazzo pachistano finalmente le cose parevano mettersi bene. Un gesto forte, d’amore, come il recarsi nell’Ufficio della migrazione dal funzionario che non voleva rilasciare l’ultimo documento che avrebbe dato il nulla osta e mostrargli tutte le loro foto, le loro conversazioni in cui parlavano di matrimonio ben prima dell’avviso al giovane di dover lasciare il paese. E si è detta disposta, addirittura, a lasciare il paese.

Tutto pareva mettersi bene. Ma poi dall’Ufficio dello stato civile è stato segnalato che non bastava il documento dell’Ufficio della migrazione, servivano delle pagelle che i due hanno trovato, e anche una concessione al giovane di rimanere in Svizzera per quattro mesi, il tempo necessario per le pratiche di matrimonio. Il funzionario però ha affermato che aveva già redatto un documento e non ne avrebbe scritto altri.

Per Marzy e il suo ragazzo è calato il buio. Il rischio del rimpatrio era sempre più vicino, finchè lui stesso ha lasciato la Svizzera. Nemmeno la fidanzata sa dove si trova. I due avevano inizialmente deciso di non sentirsi per un paio di mesi, per non rischiare, ma l’amore è troppo forte e non ce l’hanno fatta.

In quei giorni, ho sentito spesso Marzy. Era a terra, come si poteva immaginare. Non riusciva a reagire, ad alzarsi dal letto, a realizzare, lui le mancava. Sapere che il suo uomo ha un tetto sopra la testa l’ha aiutata, piano piano, a sentirsi meglio. Di fronte al consiglio di un periodo di riposo, dopo lo stress degli ultimi mesi, risponde che deve lavorare, per guadagnare per il ricongiungimento.
La sua idea, il suo scopo, infatti, è sempre quello: riunirsi al suo fidanzato e sposarsi, riprendere la vita insieme. 

Nei momenti di rabbia se l’è presa con chi non le ha scritto quel documento che avrebbe permesso al suo uomo di restare qui ancora qualche mese. “Volevano metterlo in prigione amministrativa, dicevano senza traumi. Ma quando mai la prigione non è un trauma? E col solo reato di volersi bene e volersi sposare. Lui ora se ne è andato e io sono qui sola, forse il funzionario ha ottenuto quel che voleva. Non molliamo però: tre anni di lotta hanno fortificato il nostro amore. Non sono ricca, non ho gioielli o terre, non ho case né tesori, avevo solo lui che per me vale più dell’oro. Lei mi ha preso quel che avevo di più prezioso”, gli ha detto. E non si arrende. “Un giorno riceverà i confetti”.

Noi continueremo a seguire la storia.

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