CRONACA
Una famiglia ospitante: "Avevamo spazio, perchè non farlo? E sugli aiuti cantonali dico che..."
Sheila e suo marito Jonnhy hanno aperto le porte di casa loro a Stella e a suo figlio di 8 anni. "Coi miei bimbi il bambino gioca, ride, scherza e bisticcia, un po' in una lingua e un po' in un'altra. Le difficoltà? Ogni famiglia ha abitudini diverse
Sheila coi suoi bambini e il figlio di Stella (da Facebook)

MALVAGLIA – “Se succedesse a noi, non vorremmo che qualcuno ci dia un posto sicuro per noi e i nostri bimbi?”. È la domanda che si sono posti Johnny e Sheila Bruschetti quando è scoppiato il conflitto in Ucraina. E da lì è nata spontanea l’idea di ospitare nella loro casa di Malvaglia una famiglia.

Dovevano arrivare Sveta e i suoi due bambini, invece ora con loro, i loro figli Nastia di 9 anni, Colin di 7 e Kyle di 4 ci sono Stella e suo figlio di 8 anni. Sheila ci racconta la convivenza e sul fatto che chi accoglie profughi non riceva aiuti economici, sorprende.

Da dove viene la decisione di mettere a disposizione la propria casa di una famiglia ucraina?

“Siamo sempre stati orientati verso l’aiuto umanitario e del prossimo. Infatti con mio marito e un’amica abbiamo anche fondato un’associazione umanitaria che opera in Kenya (ass. crescere insieme-kukua pamoja). La domanda è stata: “Se succedesse a noi… Non vorremmo che qualcuno ci dia un posto sicuro per noi e i nostri figli?!” Abbiamo lo spazio necessario per ospitare, perché non farlo?

Come vi siete mossi per entrare in contatto con chi ospitate? Li avete conosciuti prima?

“Da noi doveva arrivare Sveta con le sue due bimbe inizialmente, ma dopo aver passato una nottata infernale (a causa di un incidente) al freddo in una stazione in Ungheria, ha trovato una famiglia che le ha accolte e non se l’è sentita di rimettersi in viaggio. Sono donne con bimbi al seguito che non hanno una meta sicura, sono stanche e provate. E quindi ospitiamo Stella e il suo bambino. Io e Stella ci siamo sentite solo tramite Wahtsapp, ci siamo trovate tramite un gruppo Telegram”

Come sta procedendo la convivenza, sia tra adulti che tra bambini?

“I bambini stanno andando d’accordissimo. Giocano, ridono, scherzano e riescono anche a bisticciare. Chi in una lingua e chi in un’altra”.

State incontrando delle difficoltà?

“Sicuramente ci sono delle differenze nei modi di vivere, ma non credo siano dovute alla cultura ma proprio alle abitudini che ogni famiglia ha”.

Cosa raccontano i vostri ospiti in merito a quanto vissuto prima di lasciare l’Ucraina?

“Stella non ci racconta molto, fortunatamente è riuscita a scappare già al secondo giorno di conflitto. Ma è sempre informata su ciò che accade a casa sua”.

Come sta vivendo il fatto di vivere qui?

“Credo si stia, pian piano, abituando… Malvaglia non è proprio uguale a Kiev”.

Quanto tempo resteranno da voi? Cosa pensate di fare in futuro?

“Non abbiamo idea di quanto durerà questa situazione, potrà rimanere il tempo necessario a riorganizzare le proprie idee e la propria vita. Credo, comunque, che tutti vogliano tornare a casa prima o poi…”.

Cosa ne pensi del fatto che il Cantone non supporti i privati che ospitano persone ucraine?

“Sono completamente d’accordo sulla scelta del Cantone di non aiutare finanziariamente i privati. Si rischierebbe di far diventare il tutto “a scopo di lucro”. E non sarebbe più un aiuto reale, bensì un ammassare persone in ogni angolo libero per guadagnarci qualcosina, senza pensare ai reali bisogni di queste persone. Non sempre soldi e cuore vanno nella stessa direzione, purtroppo”.

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