CRONACA
I saluti del Vescovo Valerio: "Non pretendo certo che tutti capiscano la mia scelta"
Cattedrale di San Lorenzo gremita per l'ultima Messa di Monsignor Lazzeri. "Non mi sono mai illuso che tutto potesse sempre svolgersi tra noi in maniera idilliaca". Le lodi di de Raemy: "Sei quello che è sempre stato in uno stato di special modo"

LUGANO - Monsignor Valerio Lazzeri ha tenuto la sua Messa di saluto e ringraziamento per il suo Ministero episcopale. Molte le persone accorse a sentirlo, in una Cattdrale di San Lorenzo gremita, a cui ha rivolto parole commosse. Sono intervenuti anche don Nicola Zanini e il successore ad interim de Raemy. 

"Non voglio fare bilanci; ognuno di noi li farà nel silenzio del proprio cuore, soprattutto nei momenti in cui sentiremo, di certo, la Sua mancanza. Lei ci ha insegnato, con la vita e con le parole, che per la fede nel Mistero pasquale, che è esodo di morte e di vita, i cristiani non subiscono gli eventi, ma li riconoscono e, sotto l’azione dello Spirito, li attraversano, nella certezza che per mezzo di essi Dio conduce tutto a un fine di gloria", ha detto Don Zanini, volendo poi "smentire chi parla di Lei come di un Vescovo spesso ritirato o poco attento alle relazioni. Lo ha fatto, lo posso testimoniare, nello spirito del Vangelo. (...). Lei, senza nessuna retorica, ci ha detto con sincera umiltà le Sue fatiche; ci ha ringraziati e ci ha chiesto perdono. Anch’io, a nome di tutte e di tutti Le dico grazie per la Sua dedizione E per il suo stile delicato, mai impositivo; Le chiedo pure, a nome di tutte e di tutti, perdono per le nostre omissioni. Ci ha chiesto di pregare per Lei: lo faremo certamente; come siamo certi che Lei continuerà a farlo per questa nostra Chiesa, alla quale ha insegnato, anche con il gesto della rinuncia, di volere bene".

Ha omaggiato Valerio Lazzeri con un'icona di don Bruno e il dono di un soggiorno di preghiera.

Erano attese, le parole di Monsignor Lazzeri.  "Mi sono impegnato a compiere (il mio ruolo ndr) ogni giorno senza spadroneggiare su di voi. Ho sempre coltivato il proposito di operare da fratello, a cui è stato chiesto, per ragioni note fino in fondo solo a Dio, di farvi da pastore e padre. Penso con riconoscenza e commozione alle celebrazioni solenni della Messa Crismale, del Triduo Pasquale, delle grandi feste dell’anno liturgico, delle Ordinazioni presbiterali e diaconali e di tante altre occasioni, in cui ci siamo radunati in questo luogo, ricco di memorie e  impregnato di storia; una storia che continua e non si interrompe con l’avvicendarsi dei volti e dei nomi. Oggi, però, ci viene pure ricordato dal Signore che al tempio, anche quando ci si reca per prendere parte a un’azione liturgica collettiva, si va con la propria singolare umanità, con la propria vita personale, con l’atteggiamento esistenziale di fondo che, di volta in volta, la
caratterizza". 

"Non mi sono mai illuso che tutto potesse sempre svolgersi tra noi in maniera idilliaca. Non ho mai ingenuamente pensato che bastasse lasciare suonare ciascuno a modo suo, perché ci fosse unità e condivisione perfetta d’intenti. Ho solo osato credere, e non cesserò mai di farlo, all’unica vera autorità, all’unica exousia, che Cristo ha affidato agli apostoli e, attraverso di loro, alla Chiesa intera: l’inesauribile forza di persuasione dello Spirito Santo, effuso nei nostri cuori, l’efficace tenerezza di Cristo, a noi accessibile nei suoi sacramenti, il desiderio ostinato del Padre di guarirci nel Figlio, di sottrarci a tutto ciò che ci separa da una vita liberata per sempre dalla morte", ha proseguito.

Dopo i ringraziamenti, è tornato sulla sua scelta: "Non pretendo, certo, che tutti capiscano la mia scelta. Comprendo senza difficoltà chi trova da ridire sulle decisioni che, come Vescovo, in scienza e coscienza, sono stato di volta in volta chiamato a prendere in questi anni, segnati per tutti da grande travaglio. So semplicemente che a rendere sicuro il mio e il vostro cuore davanti al Signore non sarà mai una lista di prestazioni riuscite e di risultati raggiunti. Dio non pretende da noi successi da esibire come trofei. Aspetta con fiducia, incrollabile e disarmante, che le nostre vite siano versate in offerta, liberate dalla tristezza, raggiunte nel loro bisogno ultimo di amare e di essere amate", concludendo poi "siatene certi: non s’interrompe il mio desiderio di servire la Chiesa né di volere bene a ciascuno di voi. Continuiamo a pregare insieme il Signore per arrivare in ogni momento a discernere con lucidità il nostro cammino, nella libertà e per amore". 

Anche il nuovo Vescovo Alain de Raemy ha voluto rivolgergli un saluto, parlando dei numerosi messaggi che riceve in questi giorni, dove ciascuno si dice privilegiato del trattamento ricevuto da Valerio Lazzeri. "Tanti, infatti, con queste o altre parole, la pensano così: a me, a noi, Valerio è stato in special modo così vicino! Eppure, questo tuo modo speciale che è di per sé riservato, particolare e confidenziale, in verità, all’insaputa di tutti, è proprio universale: è per tutti, ma sempre a uno a uno. Con te, caro Valerio, l’eccezione, l’eccezionale, diventa proprio la regola! Qualcuno ha detto che la tua comunicazione non sarebbe stata buona, che non sapevi comunicare bene. Sai cosa rispondo? Che tu hai proprio saputo comunicare ma senza comunicarlo, senza quel fariseo bisogno di apparire. Perché il tuo modo speciale di essere con chi ne ha bisogno non è per niente fariseo, ma neanche paolino: il tuo modo rimane nascosto, con grande senso d’insufficienza, d’inadeguatezza. Un modo che non porta mai con sé il bisogno di mettersi in luce, ma bensì di provare tremando o di tremare provando ad essere luce in Cristo. Sì, caro vescovo Valerio, tu sei quello che sempre è in uno stato di “special modo”. Per noi, dunque, rimarrai “very special”, con il tuo modo speciale di essere con noi.

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