ECONOMIA
Quel povero Ticino, che deve chiedere aiuto per pagare le bollette. "I politici pensano troppo spesso all'abuso ma c'è chi ha bisogno"
Il Soccorso d'Inverno ha tracciato un quadro drammatico di persone sole, sia giovani che anziani, di separati o divorziati, che non possono saldare il conto del riscaldamento o del funerale. "È una povertà sommersa", ammette Beltraminelli. In sette anni le richieste sono raddoppiate
BELLINZONA – Un Ticino in ombra, ma povero: persone che non possono pagare il riscaldamento, o anche solo lo zaino per i figli. E i casi aumentano, tanto da dover scegliere a quali dare la priorità.

È una fotografia impietosa quella del Soccorso d’Inverno, che ieri ha visto Edo Bobbià diventare direttore. Nel 2010 le richieste d’aiuto pervenute all’associazione si attestavano a quota 175, in sette anni il loro numero è più che raddoppiato, sfiorando la soglia di 530 domande per un totale di 348.000 franchi di aiuti. Di solito, le persone ne chiedono attorno ai 1000, si arriva anche a 2500.

Il dramma è soprattutto delle persone sole: divorziati, famiglie monoparentali, anche giovani e anziani. E Polo Beltraminelli, colpito probabilmente anche lui dalla situazione, sottolinea come il Ticino sia il secondo cantone col tasso di persone sole in Svizzera. Si diventa poveri, di solito, dopo una separazione o un divorzio.

E si cade nella spirale: pochi franchi di debito che poi aumentano, fino a inghiottire.

“Il politico, quando gli si parla di sociale, spesso pensa solo all’abuso. E qui lo Stato dovrebbe intervenire perché se è vero che c’è chi ne approfitta, allo stesso tempo e in percentuale maggiore c’è chi ha un effettivo bisogno. Insomma, l’impressione è che davanti ad una richiesta sociale che aumenta il politico sia reticente. Per questo motivo, dove non arriva lo Stato arriviamo noi”, ha spiegato Bobbià, sorpreso dai numeri.

Qualcuno chiede di pagare l’affitto, altri il riscaldamento, il dentista, qualcuno addirittura il funerale. Per i più piccoli, lo zaino. A livello svizzero, per esempio, sono stati 15mila i bambini aiutati.

“È una povertà che spesso non si nota”, spiega Beltraminelli, specificando come bastano uno stipendio insufficiente, o una malattia improvvisa a complicare tutto.

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