ECONOMIA
Il calvario di un ingegnere. "Il mio amico contadino intanto è il più ricco della valle"
"O studi o impari a zappare", dicevano i genitori a un ragazzo. Che ha scelto lo studio ma affronta mille difficoltà. Cosa ci dice questa storia?

CHIASSO – È una lettera particolare quella che un giovane ragazzo di Chiasso ha indirizzato al Corriere del Ticino: la sua storia, quella di uno studente, poi di un ingegnere, che cerca di farsi strada nel mondo ma incontra porte chiuse e delusioni. Una vicenda come molte, quel che la distingue è il riferimento costante all’agricoltura, con un finale a sorpresa…

“Dal primo anno di scuola elementare i genitori ti dicono di scegliere. O studiare come si deve o imparare a zappare la terra per diventare agricoltore. Così come il tuo amico della Valle di Muggio! Non avendo degli agricoltori in famiglia non pensi di diventare tu, il primo”, esordisce. Un luogo comune, ripetuto da più di un adulto, dunque: o studi o vai a zappare. Decisamente diffuso, sebbene poco gentile nei confronti di chi l’agricoltore lo fa davvero, con sudore e impegno.

Subito sceglie la sua strada, ingegneria. Migliore della classe, e “ti viene da ridere quando pensi che potevi diventare agricoltore”. Uno stop arriva dopo il secondo anno di università, per un periodo lascia tutto e va a lavorare come cameriere, poi torna sui banchi e “con la tua volontà riesci di arrivare all’ultimo anno e ricevi il diploma”.

Da lì, i problemi. “Cerchi lavoro, nessuno ti aiuta e alla fine vai a lavorare come assicuratore. Niente da fare con il tuo diploma d’ingegnere informatico. In più, devi lavorare un mese gratis, dicono loro, per imparare bene il lavoro. I genitori t’incoraggiano e sostengono. Non vuoi più lavorare gratis per l’assicurazione e ritorni nella tua città natale. Non trovi lavoro e decidi di fare volontariato”. Un inizio di percorso difficile.

Che prosegue. “Dopo un anno trovi un lavoro in una grande città. Anche questo lavoro non ha niente da fare con il tuo diploma che conservi a casa insieme alle altre carte. Dopo sei mesi vieni licenziato”.

Poi il colpo di scena. Ricordate l’amico agricoltore? “In una lettera, i genitori ti scrivono che il tuo amico, agricoltore di Muggio, è diventato il più ricco della valle. Ha tre case, quattro macchine, tanti soldi in banca, moglie e due figli! Ti accorgi con stupore che anche tu potevi essere agricoltore, invece sei un disoccupato con il diploma di ingegnere. Caro amico, oggi per trovare lavoro devi avere anche fortuna. Come Luigi Di Maio che non ha ancora un diploma, ma il suo primo lavoro è ministro del lavoro!”.

Ancora una volta, poco carino verso una categoria e in questo caso una persona che col proprio lavoro è riuscito a conquistarsi il benessere. La domanda di fondo potrebbe essere: e il diploma, a cosa serve? Sarebbe magari ora di rivalutare mestieri che spesso vengono denigrati?

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