POLITICA
Dadò e quel dubbio che infastidisce. Se Gobbi sapeva e ha taciuto apposta, "è inquietante. Se non è vero, sarà facile confutare"
Il presidente del PPD è preoccupato dopo le insinuazioni del Caffé e su Facebook appare amareggiato. "Dovremmo girare la testa dall'altra parte di fronte a quesiti gravi come questi?"
BELLINZONA - Norman Gobbi sapeva che la Argo 1 era sotto la lente dell'antiterrorismo italiano da un anno, per ricercare un presunto reclutatore ISIS (poi arrestato), e non ha detto nulla al collega di Governo Beltraminelli? È la domanda che pone il Caffè, e che abbiamo riportato, con l'ipotesi del settimanale sulle motivazioni: danneggiare Paolo Beltraminelli e far scoppiare un bubbone in casa PPD.

Un'idea che rimane nel campo delle ipotesi, sia chiaro, ma che ha allarmato il presidente del PPD Fiorenzo Dadò. "Una domenica allarmante!", ha postato. "Quanto scrive oggi il Caffè è a dir poco inquietante. È davvero così?", chiede.

Come prevedibile, si è scatenata la discussione, tra cui ritiene il settimanale inaffidabile, chi lo paragona (ritenendolo migliore o peggiore) del Mattino, chi non crede a quanto affermato e chi, invece, ha qualche dubbio che possa essere vero.

È amareggiato, Dadò (che per prevenire polemiche riguardanti conflitti di interesse qualche giorno fa ha lasciato la Sottocomissione della gestione che si occupa dei casi Argo 1 e permessopoli), e si nota dalle risposte. A chi gli fa notare che le priorità sono i problemi della gente, scrive: "Ci prendiamo legnate su legnate ogni volta che sfioriamo gli interessi di qualcuno...., e dovremmo girare la testa dall'altra parte di fronte a quesiti gravi come questi? Certo, se si soccombe di fronte alle intimidazioni e ci si lascia impressionare, ti ritiri nella tana e fai silenzio. Ma non sarà il caso. Domande come queste, gettano dubbi molto gravi, ai quali non si può non dare una risposta. Se quello che viene riportato sul Caffè non è vero non dovrebbe esserci nessun problema a confutarle. Ma se fosse vero evidentemente il discorso è completamente un altro. Non spetta a me e a noi rispondere".

E qualcuno gli sottolinea come spesso politici e media sparano per avere visibilità. Lui: "da parecchi anni si va avanti con questo andazzo. Intimidire le persone per cercare di farle fare silenzio. In questo modo in molti hanno chiuso la bocca e la situazione è qui da vedere. Ma questi non sono i metodi che ci hanno insegnato chi ha costruito la nostra nazione con fatica e serietà, i nostri antenati. Ed è solo da loro, dalla loro schiettezza e linearità di comportamento che dobbiamo prendere insegnamento. Perciò senza nessuna paura andiamo avanti a dire quello che è necessario dire, anche se scomodo. Tutto il resto non ha molto importanza".

Poi, va specificato, spiega che a suo avviso, se quella dell'antiterrorismo fosse stata un'indagine seria, Gobbi non avrebbe dovuto esserne a conoscenza".

Ma le pulci nelle orecchie, si sa, non sono piacevoli. Il PPD attende dunque una confutazione da parte di Norman Gobbi. E se non arrivasse... 
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