POLITICA
Chiesa candidato alla vicepresidenza dell'UDC. È la stagione d'oro dei politici ticinesi, da Cassis a Lombardi, Carobbio e Vitta: ci saranno frutti per il Ticino?
Dopo l'addio di pezzi grossi, Marco Chiesa può assumere un ruolo importante nel partito nazionale. Filippo Lombardi guida il PPD alle Camere, Marina Carobbio è vicepresidente del Nazionale, Christian Vitta è vicepresidente del PLR, e Ignazio Cassis nella stanza dei bottoni
BERNA – L’UDC nazionale potrebbe prendere un’impronta “ticinese”. Infatti, dopo l’addio di pezzi grossi come Christoph Blocher, Walter Frey e Oskar Freysinger, la direzione del partito nazionale a candidare di candidare alla vicepresidenza Marco Chiesa, Consigliere Nazionale.

Se si va a guardare, è un periodo favorevole per il Ticino a livello di politica nazionale. Christian Vitta è dal 2016 vicepresidente del Partito Liberale Svizzero, Marina Carobbio, è vicepresidente del Partito Socialista Svizzero dal 2008, è vicepresidente del Nazionale e ne diventerà presidente, Filippo Lombardi è capogruppo alle Camere per il PPD, Ignazio Cassis lo è stato fino al momento della sua elezione.

Già, Cassis: dopo tantissimo tempo di assenza, il nostro Cantone da qualche mese è tornato nella stanza dei bottoni dalla porta principale, e al liberale è stato assegnato un Dipartimento chiave come quello degli Esteri, che si occupa di relazioni con gli altri paesi, fra cui quelli con l’UE e l’Italia che spesso danno grattacapi.

In molti quando è stato scelto come successore di Burkhalter si domandavano se il Ticino ne avrebbe avuto beneficio. Difficile dirlo ora, concretamente far del bene per il proprio cantone è complicato, almeno in modo tangibile. Sicuramente, la cultura italofona è entrata nel Consiglio Federale, permettendole di farsi ascoltare. Con un Dipartimento difficile come quello degli Esteri, Cassis si trova a discutere problematiche che riguardano la Svizzera intera, che per il Ticino potrebbero avere implicazioni varie. Da sempre, il nostro Cantone è un po’ un mondo a sé, ancor di più negli ultimi anni, con qualche problema a livello di salari e la pressione italiana alle frontiere. Una sorta di unicum, per cui non è detto a prescindere che gli interessi nazionali siano quelli ticinesi. Sta ovviamente a Cassis cercare, come può, di favorire il Ticino. Pensiamo per esempio all’accordo fiscale con l’Italia: le posizioni sono diverse, e addirittura ora Romano chiede di non firmare.

Ma, appunto, avere tanti ticinesi ai posti di comando può dare una mano. Il potere di cui gode Lombardi in seno al PPD gli permette di poter calcare la mano sui bisogni del Cantone, portando le problematiche ticinesi. Lo stesso potrà fare Carobbio, anche se muoversi con cautela è d’obbligo per tutti, perché si è eletti per rappresentare una nazione e non sono il proprio Cantone, soprattutto nel caso di Cassis. Vitta, apprezzato dal PLR,  può senz’altro far capire meglio a livello economiche quali sono i temi principali.

Ora arriva, forse, la possibilità per Chiesa. Alla sua prima legislatura come Consigliere Nazionale, si è fatto subito notare. Non a caso, è stato uno dei principali sostenitori del 9 febbraio in Ticino, occupandosi in primo piano della campagna elettorale. L’UDC è uno dei partiti che più di altri propugna una politica di difesa della Svizzera, di chiusura nei confronti dell’UE per proteggere il proprio mercato interno. Temi forti anche in Ticino, che probabilmente da vicepresidente potrebbe “indirizzare” al nostro Cantone.

Comunque, resta da sottolineare la stagione fortunata dei politici ticinesi. Certamente i loro ruoli sono stati guadagnati non per il Cantone ma per quanto hanno mostrato e mostrano: persone, appunto, competenti, capaci di farsi notare dalle direzioni dei partiti. Se ci sarà un ritorno per il Ticino, si vedrà col tempo, in ogni caso fa pensare il contrasto tra chi qui da noi ritiene che non ci siano persone in gamba in politica e l’opinione diffusa nel resto del Paese, che ha tributato a Lombardi, Carobbio, Vitta, per non parlare di Cassis, ruoli prestigiosi. Sarà la volta di Chiesa? E dove porterà, semmai, un’elezione a un  incarico così importante dopo neppure una legislatura in Consiglio Nazionale?

Paola Bernasconi

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