POLITICA
Il Mattino rilancia il blocco dei ristorni. E Schnellman si schiera con la Lega, "sono da congelare finché determinate condizioni non verranno ottemperate"
Il settimanale leghista chiede il blocco dei ristorni, tanto più ora che la firma dell'accordo fiscale si allontana. Chiesa, Caverzasio e Pantani d'accordo, anzi la leghista accusa di scarso coraggio politico, Romano tentenna, il liberale invece prende una posizione netta e sorprendente
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LUGANO – Il Mattino non  ha dubbi: i ristorni vanno bloccati, soprattutto ora che l’Italia attende il nuovo Governo e dunque l’accordo fiscale sui frontalieri appare al momento ben lungi dall’essere firmato, se mai lo sarà.

“E noi dovremmo continuare a pagare il pizzo all’Italia, ossia i ristorni, per qualcosa che non esiste più? C’è tempo fino a giugno per decidere di fermare i pagamenti: vedremo presto se (almeno) uno dei “ministri” del triciclo PLR-PPD-P$ avrà gli attributi per unirsi ai due leghisti così da formare una maggioranza a sostegno del blocco dei ristorni, oppure se la partitocrazia continuerà a svendere il Ticino!”, sbraita in prima pagina il domenicale leghista.

Che poi ha chiesto un’opinione a diversi politici. E se da destra c’è l’unanimità e nel PPD si tentenna, la sorpresa arriva da un liberale.

D’accordo Marco Chiesa, neo presidente dell’UDC (“si tratta, a mio avviso, dell’unica strada percorribile dal Canton Ticino per far pressione sull’Italia mettendola in tal modo di fronte alle sue inadempienze. Abbiamo già potuto prendere atto in passato quanto il Belpaese sia sensibile all’argomento finanziario”), così come il leghista Daniele Caverzasio, mentre per Roberta Pantani sarebbe anche ora di disdire la Convenzione del 1974: manca, a suo avviso, il coraggio politico.

Marco Romano rimane cauto, convinto che una disdetta unilaterale porterebbe a danni inquantificabili al Ticino, e insiste sulla necessità di vincolare i ristorni alla realizzazione di parcheggi, come aveva già affermato.

Sorprendente invece la presa di posizione del liberale Fabio Schnellmann, che non ha dubbi: “Quando si tratta con Roma, uno degli argomenti più sensibili sono i soldi. Quindi dico senza mezzi termini che sì, i ristorni vanno 'congelati' fintanto che determinate condizioni non verranno ottemperate. Spero vivamente che fra un paio di mesi - quando si tratterà di decidere il Consiglio di Stato avrà finalmente il coraggio di applicare questa misura”, dice senza mezzi termini. Inutile tergiversare, a suo dire: bisogna rinegoziare immediatamente la Convenzione del 1974, “è infatti vetusta e non più al passo con i tempi. Va quindi rinegoziata. Non è più accettabile che il Ticino continui a pagare, con i citati ristorni, il prezzo di quello che era un beneficio generale per tutta la Confederazione. Un beneficio che però purtroppo non esiste più. Questa misura permetterà quindi di ristabilire una maggiore equità dell’imposizione e di rivedere le quote di ristorno delle imposte alla fonte: oggi a questo titolo il Ticino versa all’Italia circa 60 milioni di franchi all’anno”.

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