POLITICA
Vitta: "Il Ticino dirà no alla libera circolazione. Credo che si debba, in alcuni casi, limitare l'afflusso della manodopera straniera"
Ritiene che in Svizzera al contrario che nel nostro Cantone vincerà il no all'abolizione della libera circolazione e a quel punto Ticino dovrà attivarsi a livello federale per prevedere degli interventi concreti oltre le misure di accompagnamento

BELLINZONA – In Ticino è probabile che l’iniziativa per disdire la libera circolazione passi, anche se in Svizzera no, e a quel punto bisognerà fare qualcosa per limitare, se caso, il numero di stranieri nel nostro Paese. A sorpresa, a dirlo è Christian Vitta, in un lungo intervento sul Caffè.

“Tra di noi c’è purtroppo chi vive il disagio della disoccupazione e sicuramente ognuno di noi conosce persone confrontate con questa difficoltà. La disoccupazione porta con sé sentimenti di inadeguatezza e incertezza, con un impatto emotivo profondo e doloroso nella persona toccata e in chi le sta accanto. È quindi per me fondamentale focalizzare le energie nella creazione di impieghi per attenuare questo fenomeno. Sono infatti convinto che il lavoro rafforza il senso di dignità di una persona”, scrive.

E poi passa al tema che probabilmente regnerà sulla politica svizzera nei prossimi mesi: “Il 17 maggio prossimo, il popolo svizzero sarà chiamato ad esprimersi sull’iniziativa che prevede di disdire l’accordo sulla libera circolazione delle persone. A livello ticinese il risultato è prevedibile: la pressione sul mercato del lavoro dovuta alla vicinanza con l’Italia sta creando disagio e disorientamento fra la popolazione che sarà quindi spinta ad approvare questa iniziativa. È invece probabile che la stessa sarà respinta a livello federale. Qualora dovesse realizzarsi uno scenario di questo tipo, il Ticino dovrà attivarsi a livello federale per prevedere degli interventi concreti oltre le attuali misure d’accompagnamento, che, in determinate situazioni, si sono rivelate poco incisive. In questo senso ritengo che l’introduzione di un meccanismo di clausola di salvaguardia, possa, laddove si raggiungessero determinati livelli di criticità sul mercato del lavoro e per un determinato periodo, limitare in modo efficace l’afflusso della manodopera estera nei settori più vulnerabili”.

Il Ticino comunque ha in atto delle misure per i disoccupati, in particolar modo gli ultra cinquantenni, anche dal profilo motivazionale, ed è stato licenziato un credito quadro di 20 milioni di franchi a favore dell’innovazione.

“I progetti presentati sono ambiziosi e per realizzarli è necessario un gioco di squadra e un’unità di intenti fra tutti gli attori: politica, economia, mondo sindacale e società civile. È importante unire le forze e guardare insieme al futuro con fiducia, coraggio e ottimismo per garantire al Ticino una crescita armoniosa e un benessere collettivo”, termina Vitta, dopo aver ricordato l’importanza della coesione, in particolar modo nell’interesse delle regioni periferiche, soprattutto dopo la prossima apertura del Ceneri.

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