POLITICA
L'attacco di Gobbi: "La libera circolazione va a beneficio dei non residenti e comporta costi"
Duro intervento del Consigliere di Stato, che specifica come negli ultimi vent'anni siani serviti man mano sempre piu statali per occuparsi dei permessi agli stranieri e poliziotti per eseguire controlli su lavoro nero e dumping
TiPress/Francesca Agosta

BELLINZONA – Norman Gobbi non le manda a dire e in un’opinione pubblicata sul Corriere del Ticino di oggi si scaglia contro la libera circolazione. Il sunto è che essa non favorisce i ticinesi e che addirittura porta costi supplementari perché servono più controlli e dunque più personale, ma nel pezzo inserisce frasi forti come “chi crede che la Svizzera non abbia la forza di ritornare a un regime che consideri prioritarie le nostre libertà piuttosto che quella di altri soggetti ha ormai perso quel bagaglio di valori che ha caratterizzato l’evoluzione storica del nostro Paese”. In un passaggio, parla di buon senso annacquato e di "svendita a ogni piè sospinto il patrimonio identitario della Svizzera”.

“Non dobbiamo nasconderci dietro un dito: se storicamente i frontalieri rappresentavano una forza-lavoro soprattutto per il settore industriale, riuscendo a far crescere questo importante ramo economico ticinese nonostante la carenza di manodopera indigena, oggi sono sempre più occupati anche nel terziario. E qui - non ci sono se e ma che tengano - vanno in aperta concorrenza «sleale» (per i fattori indicati poc’anzi) con i lavoratori residenti in Ticino”, precisa Gobbi.

“L’attività di un settore importante del Dipartimento delle istituzioni, che ho il piacere di dirigere, è confrontata tutti i giorni con una serie di azioni burocratiche di controllo molto onerose e che spesso – addirittura – vengono criticate da chi ancora non capisce i grossi limiti imposti dall’Accordo di libera circolazione tra Svizzera e Unione europea”, continua, riferendosi al lavoro svolto dalla Sezione della popolazione per la concessione di permessi G e B e a quello della Polizia che verifica l’effettiva presenza sul territorio di chi chiede un permesso e che organizza controlli per combattere lavoro nero e dumping.

“Quindi il nostro Stato è chiamato in virtù di questi accordi a concedere una «libertà» che va a beneficio di cittadini non residenti, imponendo poi tutta una serie di contromisure per tentare a posteriori di non far pagare troppo a caro prezzo questa «libertà» ai suoi cittadini. Insomma: un mondo alla rovescia”, sentenzia, facendo notare come “negli ultimi vent’anni, con questo ribaltamento di sistema imposto dalla libera circolazione, il numero di funzionari statali attivi in questo contesto non è diminuito, bensì aumentato, generando quindi maggiori costi alla collettività”.

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