POLITICA
Il Medico Cantonale ha detto di non svolgere la seduta del Parlamento? Intanto l'MPS...
Pronzini, Lepori e Arigoni desiderano raccogliere l'adesione di 30 deputati, il numero minimo che può far convocare una seduta, da svolgersi magari in videoconferenza e parlando della pandemia e delle misure volte a gestirla

BELLINZONA – Aziende aperte, Parlamento chiuso? Il PS aveva già espresso le sue perplessità, lo fa anche l’MPS, che, utilizzando la norma secondo cui 30 deputati possono chiedere la convocazione di una seduta, ha intenzione di cercare di far riunire il plenum.
Pronzini, Lepori e Arigoni hanno infatti rivolto una lettera al Presidente del Legislativo Franscella, che sarà presente in aula durante la conferenza stampa di oggi alle 16.

“Il gruppo MPS-POP-Indipendenti ha preso visione della comunicazione relativa all'annullamento della prossima seduta del Gran Consiglio del 4 e 5 maggio. La motivazione sarebbe da ricondurre ad un’indicazione del Medico cantonale in relazione alla situazione sanitaria e ai pochi rapporti commissionali pronti per il voto del plenum”, si legge.

“La informiamo che il nostro gruppo non condivide questa decisione e ritiene che la seduta del Gran Consiglio prevista debba essere assolutamente mantenuta (perlomeno quella del 4 maggio)”.

E spiegano i motivi: “Vi è prima di tutto un’esigenza democratica. È dal 9 marzo che il Gran Consiglio non si riunisce: cioè dalle prime battute della pandemia e prima che venissero decise e avviate tutte le misure per contenerlo, così come le misure per fronteggiare le conseguenze economiche e sociali. E, vorremmo ricordarlo, in quella occasione non vi è stata nessuna discussione: il governo si era limitato a rispondere ad alcune generiche interpellanze, offrendo generiche e, ahinoi tranquillizzanti, risposte. Ricordiamo pure che in quella occasione una nostra proposta di discussione generale è stata affossata con il concorso di tutti i partiti maggiori. Di fatto il Parlamento in queste settimane non ha mai avuto la possibilità di discutere (ancor meno prendere decisioni) in modo plenario e davanti a tutta la popolazione ticinese di uno dei più gravi eventi degli ultimi decenni, che ha colpito in modo particolare il nostro Cantone. Non pensiamo che si tratti di un buon servizio reso alla democrazia”.

La seduta, a loro avviso, più che sui rapporti commissionali da sottoporre al voto, che non ci sono, dovrebbe essere dedicata alla pandemia stessa, “al modo in cui la si è affrontata, sulle prospettive di “allentamento”, alle misure a favore dell’economia, etc.: tutte questioni sulle quali un Parlamento che non venisse meno ai propri doveri più elementari sentirebbe il bisogno di confrontarsi di fronte a coloro che lo hanno eletto”.

“D’altronde la popolazione ticinese si deve essere chiesta come mai, praticamente negli stessi giorni, si ipotizzi il ritorno a scuola di migliaia di allievi e insegnanti e non si possa (per ragioni sanitarie) riunire un gruppo di 90 persone!”, proseguono i tre, proponendo la videoconferenza.

“La informiamo inoltre che cercheremo di raccogliere (ai sensi della Legge sul Gran Consiglio) un numero sufficiente di adesioni di membri del GC a favore della convocazione della seduta del 4 maggio”: ovvero, 30 deputati.

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