POLITICA
Un anno in più di protezione per le donne al rientro della maternità. "Penalizzate perchè allattano? Non esiste". "I figli si fanno in due"
Tutti d'accordo sulla necessità di proteggere le donne che decidono di avere figli, il dibattito era se allungare il periodo in cui non si può licenziare a 6 o 12 mesi

BERNA – Il 15% delle donne perdono il lavoro appena dopo il periodo di maternità. Il PPD con Giorgio Fonio e Fiorenzo Dadò ha chiesto l’estensione del periodo di protezione, con un’iniziativa cantonale da poi portare a Berna. I rapporti di maggioranza e minoranza sono entrambe a favore, si differenziano perché il primo chiede 6 mesi, mentre il secondo un anno. Entrambi domandano che la donna possa avere un congedo non pagato pari al 30% del tempo lavorativo.

Alla fine, vincono i 12 mesi, dunque il rapporto di minoranza, con 44 sì, 33 contrari e 4 astenuti. Prima, il rapporto di maggioranza ha ottenuto 29 sì, 48 no e 2 astensioni. 

Se Cristina Maderni ha parlato di un mercato del lavoro sano, sostenendo che se non ci fossero licenziamenti per sostituire le donne con lavoratori provenienti da oltre confine, il problema di discriminazione sarebbe già risolto. Ma, appunto, propone 12 mesi.

Nadia Ghisolfi, popolare democratica, che è sindacalista, ha confermato i dati citati, i casi di donne che perdono il posto di lavoro. 

Il PS con Lurati Grassi (tutte donne, sinora) ha detto sì, il primo uomo intervenuto, Pellegrini per l’UDC, si è domandato se con un periodo di protezione più lungo la situazione non peggiori. “Se si licenziano donne al rientro dalla maternità, pensando di allungare il momento di protezione non farà sì che non vengano addirittura assunte?”, ha esclamato, annunciando il no ai due rapporti.

I Verdi con Marco Noi si sono detti a favore del 12 mesi, in modo convinto. “Essere genitori, si dice, è un rischio economico: questo dice tutto sulla cultura che abbiamo”, è stato emblematico.

Più Donne con Tamara Merlo ha fatto notare come “i figli si fanno in due, devono essere entrambi igenitori ad occuparsi di loro. Dobbiamo chiederci che società vogliamo”.
L’MPS con Arigoni è andato giù duro, non condividendo anche l’ipotesi di un congedo non pagato del 30%, ritenuta classista perché sarebbe alla portata solo di chi ha una situazione economica favorevole. “Non dubitiamo della volontà sociale dei popolari democratici Fonio e Dadò, ma tanto sappiamo che a livello federale sarebbero i loro stessi partiti a dire no”.
Per il PC, Lea Ferrar ha sottolineato “che se una donna deve temere di perdere il posto perché esercita il diritto all’allattamento, c’è decisamente qualcosa che non va, mentre gli uomini non sono penalizzati perché fanno il servizio militare. E questo la dice lunga”.

Nelle indicazioni di voto, Anna Biscossa si è appellata al buonsenso sostenendo che col Coronavirus la disoccupazione femminile è aumentata più di quella maschile e che molte donne hanno avuto problemi a accudire la famiglia durante la pandemia, Natalia Ferrara ha spiegato che si sarebbe astenuta e si è detta dispiaciuta per il mancato accordo in commissione, mentre Roberta Passardi, da granconsigliera e datrice di lavoro si è definita convinta che “allungare il periodo a 12 mesi sia penalizzante”.

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