POLITICA
La pazienza ticinese si sta esaurendo. "Se entro fine 2020 non ci sono le firme, ci riserviamo di trattanere i ristorni per l'anno prossimo"
Gobbi commenta il via libera al pagamento dei ristorni. Una lettera di Maurer in cui si impegna a riprendere i contatti con l'Italia è vista come "un impegno chiaro". Se non ci saranno novità fra pochi mesi, la strategia potrebbe cambiarebbe

BELLINZONA - Una lettera di Maurer, che ha risposto al Ticino (vedi la missiva inviata da Vitta al MInistro, e da Fontana al suo omologo italiano) che sia da parte della Svizzera che dell’Italia c’è la volontà di riprendere i contatti e giungere alla firma dell’accordo fiscale parafato nel 2015, è stata una delle basi per cui il Consiglio di Stato ha dato il via libera al pagamento dei ristorni. Ma la pazienza si sta esaurendo.

Lo ha confermato Norman Gobbi ai microfoni di TeleTicino. “Il Consiglio di Stato ha votato questo versamento perché ha voluto dar seguito a delle decisioni che abbiamo preso negli ultimi mesi. Se non avessimo inviato la lettera congiuntamente alla Regione Lombardia lo scorso 30 aprile rispettivamente non avessimo ricevuto la risposta del consigliere federale Ueli Maurer, il tema sarebbe stato molto più discusso”, ha detto.

Si è in attesa, come specificato nel comunicato di ieri, dell’opinione giuridica dell’Università di Lucerna sulla possibilità di rescindere in modo unilaterale l’accordo ancora in vigore del 1974. “Non siamo più disposti ad attendere oltre la fine dell’anno”, ha decretato Gobbi. La missiva di Maurer, una risposta a una lettera inviata dal Governo ticinese a fine aprile, è ritenuta “un impegno chiaro da parte del Consigliere Federale che ha in mano il dossier”. 

Però se non si avranno le firme entro fine anno, “per l’anno prossimo ci riserviamo tutte le opzioni, anche quelle di trattenere i ristorni, sebbene la Confederazione abbia sempre detto che si farà garante del versamento verso l’Italia”.

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