POLITICA
"Lo Stato non inserisce l'obbligo vaccinale per non prendersi la responsabilità di effetti nocivi"
Il Partito Comunista chiede che restino gratuiti i test e tira bordate: "L'estensione dell'obbligo del certificato Covid è un obbligo vaccinale solo per le classi meno abbienti"

BELLINZONA - Non le manda a dire, il Partito Comunista. "L’insistenza delle autorità nel voler porre la responsabilità sul singolo individuo è particolarmente riprovevole", scrive in una risoluzione, dove si tratta il tema del certificato Covid come mezzo che influenza la libertà nella vita sociale delle persone.

"Riteniamo che questo strumento sia sempre più caratterizzato da connotati politici che travalicano la mera questione sanitaria e che venga utilizzato come mezzo di ricatto, atto a forzare surrettiziamente un sempre maggior numero di persone a vaccinarsi benché non sussista un obbligo di legge approvato democraticamente", si legge a un certo punto. Viene contestata la scelta di non concedere il certificato a chi si è vaccinato con lo Sputnik a San Marino e con il preparato cinese in Serbia, vista come politica.

E attacca: "Un obbligo vaccinale – su cui il dibattito al nostro interno resta ancora aperto – perlomeno farebbe chiarezza sulla effettiva strategia sanitaria nazionale e porrebbe lo Stato – con i suoi vertici politici e amministrativi – di fronte alle proprie responsabilità (sia politiche sia sanitarie) qualora sorgessero effetti collaterali sul lungo periodo. La novità di un trattamento sanitario con tecnologia a RNA messaggero (mRNA) somministrato a larghi strati della popolazione e le autorizzazioni degli enti regolatori possibili solo in uso emergenziale inducono il governo svizzero (e con esso le multinazionali farmaceutiche private con cui si è accordato) a non compiere questo passo, evitando così future responsabilità mediche e politiche, scaricando di fatto sulle spalle dei singoli cittadini la scelta di sottoporsi o meno al vaccino, assumendosene quindi individualmente e volontariamente eventuali rischi. In questo contesto, e soprattutto di fronte all’atteggiamento contraddittorio delle autorità federali (che bollano come pericoloso o insicuro qualsiasi vaccino non occidentale), può diventare comprensibile che alcuni cittadini non intendano sottoporsi al trattamento, temendo effetti nocivi dovuti alla vaccinazione ed essendo sfiduciati da multinazionali farmaceutiche che siglano accordi poco trasparenti con governi borghesi che fino a ieri si sono disinteressati alla salute dei lavoratori e che hanno indebolito la sanità pubblica".

"In Svizzera assistiamo inoltre a sempre più esempi di inammissibile politica aziendale,
con settori del padronato che esigono la vaccinazione dei loro dipendenti senza che vi siano chiare indicazioni normative al riguardo da parte dell’ente pubblico. Le competenze mediche non possono essere in alcun modo privatizzate ponendole sotto il controllo padronale!", prosegue il PC, "su questa base si stabiliscono di fatto nuovi diritti di cittadinanza con una logica che è quella del prendere o lasciare, alimentando tra l’altro un conflitto orizzontale tra cittadini, che divide la comunità e aliena i lavoratori e i ceti popolari dal conflitto sociale, il tutto a beneficio di chi da queste dinamiche ha sempre tratto giovamento: il grande capitale!".

La contrarietà non è a limitazioni della libertà quando ci sono eventi di portata particolare come una pandemia, ma essi devono essere limitati a casi in cui portano un beneficio pubblico. "Visto il veto geopolitico in atto su alcuni prodotti e la poca trasparenza delle multinazionali produttrici, come comunisti rifiutiamo la demonizzazione dei non vaccinati come se fossero persone irrazionali, ignoranti e complottiste: vi sono infatti anche cittadini e lavoratori che esprimono dubbi legittimi a causa di un modello politico-economico capitalistico che ha sempre seguito interessi diversi da quelli della collettività anche in ambito sanitario".

Le richieste? Che "i test rapidi e i tamponi restino gratuiti e che si diversifichino i vaccini. L’estensione dell’obbligatorietà del Certificato COVID in Svizzera, unito all’abolizione dei test gratuiti, consiste in uno pseudo-obbligo vaccinale, ma solo per le fasce meno abbienti della popolazione. Nelle attuali condizioni, vediamo con particolare criticità un’estensione del Certificato COVID, e a maggior ragione lo contestiamo se tocca diritti fondamentali come l’istruzione o se viene lasciata al padronato libertà di licenziamento dei lavoratori non vaccinati. Allo stesso momento, ribadiamo la necessità di investire massicciamente nella sanità pubblica e nella medicina di prossimità, elementi imprescindibili per il superamento di questa situazione".

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