POLITICA
Dall’UDC a Quadri fino ai comunisti: il matrimonio Swisscom-Vodafone non s’ha da fare
Sono molte le voci della politica contrarie all’acquisizione da 8 miliardi di euro. Il quesito principale riguarda l’opportunità dell’operazione, i cui rischi sono assunti in gran parte da Confederazione e cittadini  
TiPress / Samuel Golay

BERNA - Fa discutere la decisione di Swisscom di acquisire la compagnia telefonica Vodafone Italia per 8 miliardi di euro. Dopo le indiscrezioni trapelate dai media, l’azienda di telecomunicazioni elvetica ieri ha ufficialmente confermato di essere “in trattative esclusive in fase avanzata” (LEGGI QUI).

Sul versante svizzero, da ogni parte della politica si sollevano voci contrarie all’operazione. Dall’UDC, alla Lega ai comunisti, tutti esprimono il loro dissenso, con varie argomentazioni in parte coincidenti.

In primis perché Swisscom, detenuta al 51% dalla Confederazione, è un’azienda pubblica.

“Niente avventure con i soldi dei contribuenti”, tuonano i democentristi, che fanno sapere in un comunicato: “Swisscom ha già alle spalle una lunga serie di attività estere in perdita per miliardi di franchi. Se l’azienda di telecomunicazioni nazionali vuole espandersi in Italia acquisendo la filiale locale del gruppo inglese Vodafone - fatto che il principale partito svizzero riconosce come legittimo dal punto di vista imprenditoriale - deve prima essere privatizzata. Diversamente, toccherebbe alla Confederazione, e quindi ai contribuenti elvetici assumere la gran parte dei rischi aziendali”.

Di parere analogo il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri, che in un’interpellanza al Consiglio federale si interroga sull’opportunità di un’”avventura estera” del gruppo telecom svizzero.  “Swisscom o ‘Italycom’?”, domanda perplesso, aggiungendo: “massicci investimenti all’estero sono opportuni per un’azienda il cui azionista di maggioranza è la Confederazione e alla quale è conferito un mandato di servizio pubblico?”.

Anche il partito comunista sottolinea come “i soldi di Swisscom appartengono ai cittadini e servono a garantire il servizio pubblico”. Essendo la Confederazione - e dunque la collettività dei cittadini - il proprietario di maggioranza, il core business di Swisscom è garantire il servizio pubblico sul territorio nazionale. “Questo significa che, in caso di profitti miliardari, la priorità dovrebbe essere ridurre le tariffe ed estendere i propri servizi (come la banda larga per accedere a internet) anche nelle aree periferiche del Paese. “Invece questa azienda agisce come se fosse un qualsiasi privato, senza alcun riguardo per il mandato di servizio pubblico, pensando di fare investimenti miliardari e alquanto rischiosi in Italia per acquisire Vodafone”. 

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