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Caso Gobbi, ecco l'atto d'accusa contro i due poliziotti
La RSI, in un servizio firmato da Francesco Lepori, ha rivelato i principali punti contestati dal procuratore generale Andrea Pagani
TiPress/Alessandro Crinari
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La RSI, in un servizio firmato da Francesco Lepori, ha rivelato i principali punti sui quali si basa l’atto d’accusa firmato lunedì dal procuratore generale Andrea Pagani nei confronti dei due poliziotti che gestirono l’incidente che coinvolse il consigliere di Stato Norman Gobbi. Siamo attorno alla mezzanotte del 14 novembre 2023. Sono circa le 23.30 quando Gobbi, a Mezzovico, si mette al volante per rientrare a casa, in Alta Leventina. Verso mezzanotte e quindici, nella zona di Stalvedro la sua vettura viene urtata da quella di un tedesco. Il ministro chiama la centrale di allarme, e una pattuglia arriva sul posto. Fin qui, tutto noto. 

Il primo test dell’alcol rileva un tasso leggermente al di sopra del consentito: 0,28 milligrammi per litro. Ma sul display dell’apparecchio compare la scritta “calibrazione scaduta”. E anche questo è noto. A quel punto l’ufficiale di picchetto (indagato inizialmente ma in seguito prosciolto) ordina di effettuare il secondo esame. Il capogruppo e il sotto ufficiale superiore della gendarmeria, vale a dire gli agenti rinviati a giudizio alla Pretura penale, recuperano l’apparecchio e raggiungono Airolo, dove il test viene eseguito alle 2:32. Risultato: 0,24 milligrammi per litro. Appena sotto la soglia dello 0,25.

La legge federale stabilisce che se si è oltre lo 0,15 e si sospetta che la persona abbia guidato in stato di ebrietà due o più ore prima, occorre procedere con l’esame del sangue. Lo dice l’Ordinanza sul controllo della circolazione stradale e anche un ordine di servizio firmato, nel 2017, dal comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi. Ordine – ricorda Pagani nella sua decisione – che non contempla né prassi di deroga, né eccezioni alla regola.

Il sospetto di una possibile ebrietà al volante dunque c’era, e il termine della due ore, sostiene Pagani, erano state superare da almeno 9/10 minuti. Insomma, si era fuori tempo massimo, e gli agenti lo sapevano.

Secondo Pagani, quindi, i due poliziotti sottrassero Gobbi intenzionalmente (o quanto meno con dolo eventuale) alle ulteriori verifiche che si imponevano. Di qui l’ipotesi di favoreggiamento. Entrambi gli imputati respingono però ogni addebito. Le difese, affidate agli avvocati Maria Galliani e Roy Bay, contestano parzialmente la ricostruzione degli orari e sostengono che in circostanze simili la prassi di prescindere dalle analisi del sangue c’è. Tanto che al processo produrranno una serie di casi analoghi.

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