SANITà
Sanvido in un'email dà tre mesi a Moccetti per sgomberare l'ufficio: il Consiglio di Fondazione del Cardio furioso
"Un vero e proprio sfratto, vergognoso, in piena pandemia Covid19, che nessuno si sognerebbe d’imporre neanche a un ladro o ai Molinari!”, si legge nella nota." Non si è avuta neanche la sensibilità di comunicare direttamente la sciagurata decisione

LUGANO - Il Consiglio della Fondazione Cardiocentro Ticino si dice “scioccato e indignato per la comunicazione odierna ricevuta dal presidente dell’Ente Ospedaliero Cantonale Paolo Sanvido riguardo al futuro del professor Tiziano Moccetti. Una e-mail (un’e-mail!) in cui si concedono tre mesi (tre mesi!) di tempo al fondatore del Cardiocentro per sgomberare l’ufficio e trasferirsi altrove con i suoi migliaia di pazienti. Un vero e proprio sfratto, vergognoso, in piena pandemia Covid19, che nessuno si sognerebbe d’imporre neanche a un ladro o ai Molinari!”.

Il professor Moccetti, si legge nella dura nota della Fondazione, “in 25 anni di infaticabile lavoro, insieme a tutti i collaboratori, ha costruito un centro di eccellenza a livello nazionale e internazionale, salvando migliaia di vite e fermando il treno per Zurigo che i pazienti cardiopatici ticinesi erano costretti a prendere per potersi curare prima della nascita del Cardiocentro. E qual è il riconoscimento e il regalo di Natale del presidente dell’EOC? Tre mesi di tempo per sloggiare con uno sfratto inviato via e-mail!

Il Consiglio della Fondazione Cardiocentro, pur avendo ricevuto ampie rassicurazioni dalla controparte nell’ambito delle trattative per l’integrazione dell’ospedale del cuore nell’EOC, ha sempre voluto rimanere un passo indietro rispetto al futuro del professor Moccetti, lasciando campo libero alla futura direzione del Cardiocentro.

Questo perché ha sempre ritenuto che la futura presenza del Prof fosse una questione medica e non politica. Ed è stata proprio la futura direzione dell’istituto - composta dai primari, dal responsabile infermieristico e dalla direzione amministrativa - a formulare in piena autonomia, per iscritto, al CdA dell’EOC una proposta che consentisse al padre del Cardiocentro di poter continuare a prendersi cura dei suoi pazienti, pur senza più alcun ruolo dirigenziale o operativo nell’istituto. Proposta rimasta lettera morta per settimane fino a questa mattina quando, all’indomani della firma del contratto di trasferimento, è stata respinta, con l’aggiunta di sgomberare l’ufficio in tre mesi. Se questa è l’autonomia clinica che il CdA dell’EOC intende lasciare al futuro istituto, cominciamo proprio male.

Il Consiglio di Fondazione del Cardiocentro, prima di ricevere la comunicazione odierna, si era detto disponibile con il CdA dell’EOC a trovare soluzioni alternative a quella formulata dalla direzione dell’istituto, per assicurare una transizione ragionevole che permettesse al Professor Moccetti di chiudere il suo studio presso il Cardiocentro e, soprattutto, di accompagnare i suoi pazienti verso questo cambiamento. Ma la risposta è stata l’e-mail del presidente dell’EOC con un diktat inaccettabile. Comunicazione neppure inviata in copia per conoscenza al Consiglio di Fondazione, a proposito di garbo istituzionale. Non si è avuta neanche la sensibilità di comunicare direttamente la sciagurata decisione. Del resto, come diceva il Manzoni, “il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”.    

Il Consiglio di Fondazione del Cardiocentro insorge contro una vendetta personale di questo tenore che ha il solo scopo di umiliare una personalità che ha fatto tanto per il nostro Cantone. Non ce ne facciamo nulla dei pelosi attestati di stima di cui la comunicazione del presidente dell’EOC è zeppa e neppure delle future celebrazioni promesse. Esigiamo rispetto per il Prof Moccetti e per i suoi pazienti, alcuni dei quali anziani e gravemente malati, che non meritano in piena pandemia di essere sballottati come pacchi postali, per compiacere le rappresaglie del presidente dell’EOC.

Il Consiglio di Fondazione chiede alle autorità competenti d’intervenire affinché le azioni sconsiderate di una persona, peraltro già sfiduciata dal Gran Consiglio, non intacchino l'immagine e il prestigio di un’istituzione come l’Ente ospedaliero cantonale e non mettano in difficoltà migliaia di pazienti cardiopatici ticinesi.

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