IL BLOG DI DON GIANFRANCO
Don Feliciani: “Bruciare il Corano è un gesto che offende tutti: musulmani, cristiani e difensori dei diritti umani”
“Il confronto con ‘l’altro’ è una grande opportunità, perché l’incontro sincero con ‘il diverso’ è sempre arricchente e ci fa mettere a fuoco la peculiarità della nostra fede, come pure il nostro concetto di democrazia"

di Don Gianfranco Feliciani *

Il 28 giugno scorso a Stoccolma, Salwan Momika, di origini irachene, ha stracciato e bruciato il Corano davanti alla grande moschea della capitale svedese. Sono cose che possono succedere, ma quel che sconcerta è che le autorità svedesi erano al corrente dell’intenzione dell’uomo e hanno permesso che agisse in nome della libertà di opinione. La sua manifestazione è stata addirittura seguita dalla polizia.

Mi viene in mente sant’Agostino, il quale insegnava che “dogmatismo” e “scetticismo”, anche se sembrano agli antipodi, in realtà sono la stessa cosa. “Gli estremi si toccano”, diciamo noi. Insomma, quel “rigorismo” religioso violento e fanatico, che noi europei siamo, e giustamente, così pronti a condannare, può esprimersi con altrettanta violenza fanatica, dentro un atteggiamento “lassista” che tutto banalizza e alla fine offende.

Di fronte alle reazioni internazionali, il Governo svedese ha condannato l’atto come islamofobo e offensivo nei confronti della comunità musulmana del Paese. Meno male… In verità, il gesto non è solo un’offesa ai musulmani del mondo intero, come si è visto dalle reazioni internazionali, ma un’offesa ai credenti di tutte le religioni, anzi, un’offesa a tutti coloro che hanno a cuore i diritti dell’uomo! L’impatto offensivo del gesto è stato così forte che papa Francesco è intervenuto dichiarando: “La libertà di espressione non dovrebbe essere usata come scusa per offendere gli altri… Abbiamo bisogno di costruttori di pace, non di istigatori dei conflitti. Abbiamo bisogno di vigili del fuoco, non di piromani. Abbiamo bisogno di predicatori di riconciliazione, non di persone che minacciano la distruzione. O costruiamo il futuro insieme, o non ci sarà futuro”.

In questo nostro tempo, sempre più caratterizzato dalla multiculturalità, il dialogo si fa più che mai doveroso e imprescindibile. Il fatto di doverci confrontare con l’altro, con il cosiddetto diverso, in ogni caso rappresenta sempre una grande opportunità, almeno per due motivi. Primo: perché l’incontro sincero con l’altro è sempre arricchente (l’altro diverso da noi avrà sempre qualcosa di nuovo da offrirci che noi ancora non possediamo); secondo: perché tale confronto ci offre l’occasione di mettere a fuoco ancora una volta la nostra genuina identità (quanto accaduto a Stoccolma insegna), la peculiarità della nostra fede, come pure il nostro concetto di democrazia che dal cristianesimo ha attinto moltissimo. Il dialogo fraterno è l’unica vera via percorribile per una convivenza di pace degna dell’uomo.

 
* Arciprete di Chiasso

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