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Brenno Martignoni: “La fine di Lady Diana: intrisa di interrogativi, trasformata in leggenda moderna”
Incidente o complotto? L’inchiesta non ha dissipato fondati ragionevoli dubbi sulla Principessa

di Brenno Martignoni Polti

Domenica 31 agosto 1997. Ville Lumière. Un trafficato asse. Mezzanotte. Passata da poco. Un botto. Centrato di netto. Un pilone della galleria del Pont de l’Alma. Sul colpo. Non lascia scampo a Dodi Al-Fayed e all’autista. Diana Spencer, estratta ancora in vita, dal devastato abitacolo. Non ce la farà. Due ore dopo. All’ospedale Pitié-Salpêtriére. La Mercedes-Benz scura aveva lasciato l’Hotel Ritz di Parigi. Percorrendo la Senna. Riva destra. Diretta all’appartamento di Dodi. Il conducente in stato di ebrietà. A piena velocità. In febbrile fuga. Dall’incalzare dei paparazzi. Molti alle calcagna. In spietata caccia. Nella gara di rubare uno scatto. Le fonti ufficiali. Una storia semplice. Schianto accidentale. Da ascrivere, nel contesto di ordinarie circostanze di tempo e di luogo, a duplici cagioni. Celerità fuori controllo. Abuso di alcol. Ben presto. Però. Altre spiegazioni più inquietanti.

A inficiare la versione troppo lineare. Dal complotto ordito dall’MI6. I servizi segreti inglesi. Agli addentellati nella famiglia reale. Non avendo mai visto troppo di buon occhio Lady D. Avrebbe orchestrato la maniera  per liberarsene. L’inchiesta non ha dissipato fondati ragionevoli dubbi. L’improvviso caso, intriso di interrogativi, trasformato in moderna leggenda. Volumi di studi e memorie. Diversi film. A offrire ricostruzioni. Ipotesi che intentano vie autentiche. Nel 2006. L’acclamata pellicola. “The Queen”. Il 6 settembre 1997, il funerale. Almeno tre milioni di persone. In affettuoso abbraccio alla “Regina dei cuori”. Giovane mamma. Aveva 36 anni. Donna più famosa del mondo. Di fresca nomina. Eterno enigma.

Timidezza introversa. Presa da musica e danza classica. Naturale propensione verso l’infanzia. Tanto da frequentare da noi, l'Institut Alpin Videmanette di Rougemont. Nel Canton Vaud. Per poi iniziare da bambinaia. In seguito, assistente presso l'asilo nido Young England. Stile e eleganza. Un binomio proprio. Anche se, già nel marzo 1981, Diana mostrò audace anticonformismo. Abbigliandosi in provocante chiffon nero. Di due taglie più piccolo. Da scandalo. Per colore, portamento e vertiginosa scollatura. Grace Kelly di Monaco, ospite a Buckingham Palace, ne prese subito le difese. Con simpatia. Confortandola. Da intenditrice. Su mondanità e pressioni mediatiche. Giacché “sarebbe andata sempre peggio”. Quasi da anatema.

Alla Casa Bianca, nel novembre 1985, il ballo con John Travolta. In velluto blu notte. Nel 2011, battuto all’asta per oltre mezzo milione di dollari. Indubbiamente. Suo l’impegno umanitario. Madrina di più enti di beneficenza. Di spiccata sensibilità verso cause tradizionalmente fuori dalle rigide logiche monarchiche. Lebbra. AIDS. Emblematica la foto in visita ad un centro HIV. Stringe la mano ad un malato. Sfatando, nei fatti, lo stigma sociale sulla trasmissione al solo tatto. Dal febbraio 1992, il pregnante legame con Madre Teresa di Calcutta. Durante il suo ultimo anno, decisiva per il bando delle mine antiuomo. Eloquenti. Le immagini. Con elmetto e giubbotto protettivo. La campagna ottenne il Nobel 1997 per la pace. Pochi mesi dopo. L’irreversibile congedo. In indimenticata beatitudine.

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