CRONACA
I senatori ticinesi divisi sul burqa: per Lombardi "importante per l'hooliganismo", per Abate "non è necessario"
Il Consiglio degli Stati ha respinto l'iniziativa Wobmann. Per il pipidino, il divieto di dissimulare il volto non sarebbe solo uno strumento contro il burqa, mentre il liberale vota no
BERNA - Il divieto di dissimulare il volto per il momento rimarrà solo in Ticino. a livello svizzero infatti i senatori che siedono al Consiglio degli Stati hanno deciso di respingere, a large maggioranza, un'iniziativa del democentrista Walter Wobmann.Si dice per il momento, perché potrebbe essere il popolo ad avere l'ultima parola: il comitato di Egerkingen, fondato dall'ex consigliere nazionale Ulrich Schlüer (UDC/ZH) e dallo stesso Wobmann, sta raccogliendo le firme per mandare i cittadini alle urne per proibire la dissimulazione del volto in luoghi diversi da quelli di culto.Curiosa che i due rappresentanti ticinesi, dunque dell'unico Cantone in cui questo divieto è operativo (non senza polemiche, sia per il voto sia per la legge d'applicazione, che regola anche la dissimulazione del volto non solo per motivi religiosi, bensì anche, per esempio, nei casi di manifestazioni politiche o sportive), si siano schierati su posizioni opposte.Infatti, il pipidino Filippo Lombardi è stato fra i 9 senatori che ha votato a favore della misura. Probabilmente, l'essere anche presidente di un club sportivo di alto livello come l'Ambrì Piotta ha avuto il suo peso nella scelta di Lombardi, che infatti ha voluto sottolineare come proibire di nascondere il viso "non è solo qualcosa che va contro il burqa, ma è un aspetto importante della lotta all'hooliganismo". Ha portato anche l'esempio del Ticino, dove la legge non ha causato particolari problemi. Per contro, Fabio Abate del PLR ha seguito la maggioranza, votando no, poiché la dissimulazione del viso per motivi religioso è un fenomeno troppo marginale per rendere necessaria una legiferazione a livello nazionale. Anzi, ha bacchettato chi parla di difesa contro la discriminazione delle donne chiedendosi che cosa voteranno le stesse persone quando saranno chiamate a esprimersi sul congedo paternità.
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