CRONACA
Poca attenzione agli stranieri e Lega ignorata: le pecche della RSI secondo uno studio. Bignasca: "dimostrata l'inutilità del servizio pubblico"
L'analisi sulle stazioni radio pubbliche è stata condotta da Publicom. Il coordinatore leghista parla di "piaggeria" anche in relazione allo spazio dedicato a Ignazio Cassis. La RSI, "studio condotto su poche giornate. E i leghisti vengono spesso intervistati"
COMANO - La Lega ha sempre parlato parecchio male dell'emittente pubblica, la RSI. A suo dire, troppo di sinistra, troppo profilata, con un focus troppo orientato verso l'internazionalità (basti pensare a esperti italiani invitati).

Uno studio, per una volta, suffraga in parte le teorie di Via Monte Boglia: si tratta di un'analisi ommissionata dall’Ufficio federale della comunicazione alla società Publicom in merito a l’informazione e l’offerta musicale di Rete Uno, Rete Due, Rete Tre e RTR sono state passate alla lente. 

Fra le criticità delle stazioni radio ticinesi, è emerso uno spazio diverso concesso ai vari movimenti politici. "È interessante notare come la Lega dei ticinesi, che comunque è la seconda forza del Gran Consiglio e del Canton Ticino e conta due consiglieri di Stato nel Governo cantonale, venga praticamente ignorata dalle radio RSI", si legge nello studio.

Attilio Bignasca, coordinatore della Lega, non si stupisce, anzi: "Questo dimostra l’inutilità del servizio pubblico della RSI. Per il successo elettorale della Lega l’influenza della radio ticinese è molto limitata. C’è troppa partigianeria. Ad esempio all’elezione di Ignazio Cassis hanno dedicato numerosi programmi".

Per contro, la RSI non ci sta, e tramite la sua responsabile della comunicazione Stefania Verzasconi, contattata dal Corriere del Ticino, ha sottolineato che "lo studio è stato condotto in poche giornate scelte a caso nell’arco dell’anno per rappresentare una settimana fittizia, e un campione così ristretto può dare esiti diversi rispetto a un monitoraggio condotto su periodi più lunghi, come quelli che noi effettuiamo regolarmente. Basti pensare all’affermazione che la Lega dei ticinesi viene praticamente ignorata, smentita palesemente dalla frequenza con cui nei programmi ricorrono interviste ai suoi esponenti".

Sempre a livello politico, è risultato come vengano interpellati più di frequente membri degli Esecutivi rispetto a quelli dei legislativi.

Passando a critiche più generali, la RSi sfrutta poco la possibilità di distinguersi nelle sue tre stazioni radio: tutte, infatti, dedicano tempo all'informazione, in particolare a quella regionale e internazionale, e a tem legati a cultura e società, ma mancano politica e soprattutto economia. Più bilanciata Rete Uno, che si dedica anche allo sport.

Inoltre, secondo lo studio, si dà poco spazio alla cultura linguistica delle altre parti della Svizzera, parlando soprattutto di Italia, anche se le notizie riguardanti le altre regioni nazionali sono maggiori rispetto a quelle riportate per esempio da  SRF e RTS".

Infine, viene sollevato il tema stranieri. Se se ne parla, è per sottolineare fatti quali terrorismo e estremismo, oppure per occuparsi di personalità sportive o a livello culturale. "In questo modo potrebbe risultare difficile realizzare l’obiettivo della concessione di contribuire all’integrazione degli stranieri".

La RSI per contro ribatte, come nel caso della Lega, che le giornate prese in considerazione sono state poche e scelte a caso. Si esaminerà comunque con attenzione lo studio.

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